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Musica

Tante voci (anche fuori dal coro). È l’Harmonia del festival MiTo

La rassegna, diretta da Speranza Cappucci, inizierà domenica con l’Orchestra Sinfonica della Rai e sul podio Simone Young: apre il War Requiem di Britten, manifesto contro la guerra

Talentuoso Yifan Wu, il giovane pianista cinese vincitore del Concorso Busoni 2025, si esibirà il 14 settembre alla Chiesa di Santa Maria in Chiesa Rossa. Sotto Speranza Scappucci

Ora che la direttrice d’orchestra Speranza Scappucci (Roma 1973) debutta nella direzione artistica del Festival MiTo, in programma dal 6 al 20 settembre, Milano può vantare una singolare concentrazione di donne ai vertici delle sue principali istituzioni musicali. Enrica Ciccarelli alla guida della Società dei Concerti, Maria Majno al comando del Quartetto, con Ilaria Borletti Buitoni presidente, Ambra Redaelli alla presidenza dell’Orchestra Sinfonica di Milano, Cristina Frosini, già direttrice del Conservatorio è oggi alla testa dell’Accademia della Scala. Scappucci, recentemente sul podio della Scala con Lucia di Lammermoor, rompe la tradizione di MiTo, affidato per tredici anni a compositori. E per lei è un doppio debutto: nel ruolo e nella responsabilità di disegnare un festival.

La ventesima edizione di questo festival musicale, 60 appuntamenti tra Milan e Torino, si svincola - finalmente - dalla necessità di affidarsi a slogan, a temi e a sotto-temi, ma va dritta alla sostanza ovvero a programmi e interpreti di vaglia. C’è un solo titolo ed è Harmonia, che è una dichiarazione di intenti. «In un tempo segnato da fratture e polarizzazioni, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari, e forse anche uno dei più fraintesi. In musica, infatti, l’armonia non è assenza di tensione: è relazione tra voci diverse, è equilibrio costruito attraverso ascolto, attrito, movimento. La dea Harmonia nasce dall’unione di Ares e Afrodite, divinità della guerra e dell’amore. L’armonia, dunque, non è eliminare il conflitto, ma trasformarlo in possibilità di ascolto», spiega Scappucci, direttore principale ospite della Royal Opera House di Londra.

Accanto a noti complessi, il Festival propone formazioni meno scontate, valorizzando anche giovani musicisti e realtà che stanno completando il proprio percorso. Per Milano, ci saranno l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Les Arts Florissants, Il Pomo d’Oro, la Filarmonica di Torino, la Bamberger Symphoniker: un’orchestra nata in una città di appena 80 mila abitanti e diventata, nonostante le dimensioni della comunità che la ospita, una delle realtà più prestigiose della scena tedesca. Spazio anche alle nuove generazioni, con l’Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano e il complesso formato dagli studenti dei Conservatori delle due città, sarà la stessa Scappucci a dirigerli nello Stabat Mater di Rossini.

L’apertura, il 6 settembre alla Scala, è nel segno del War Requiem di Benjamin Britten, manifesto musicale contro la guerra nonché appello per la ripartenza dalle macerie. Sul podio dell’Orchestra della Rai ci sarà Simone Young. Il giorno successivo, il 7 settembre, al Teatro Dal Verme, sarà la volta della Filarmonica di Torino, con ostakovi e Haydn; l’8 settembre toccherà all’Orchestra del Teatro Regio che presenta due riscoperte di Ravel. Il 13 settembre, al Conservatorio, l’Orchestra della Rai diretta da Michele Mariotti proporrà Britten e Mendelssohn.

La musica da camera trova uno dei suoi momenti più importanti nell’integrale dei quartetti per archi di Beethoven affidata al Quartetto d’archi del Teatro alla Scala proiettandoci nel 2027, quando ricorrerà il bicentenario della morte del compositore. Tra gli altri appuntamenti cameristici (spesso alle ore 16), l’Italian Clarinet Quartet il 17 settembre, il Trio Rinaldo il 19, l’Ensemble Sestetto Sincronia il 7. Recital di pianoforte con Konstantin Lifschitz, Yifan Wu (l’ultimo vincitore del Busoni) e David Gray.

Per l’opera arriva Les Arts Florissants, che il 10 settembre porterà a Milano La descente d’Orphée aux enfers di Charpentier, con William Christie alla direzione, una produzione sostenuta dalla mecenate dei mecenati: Aline Foriel-Destezet. Altra compagine di classe, per un tutto Monteverdi, è il Pomo d’Oro: il 12 settembre nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dopo l’appuntamento del giorno precedente a Torino. Per quest’edizione la tendenza è quella di replicare i concerti nelle due città, anziché mantenerli in esclusiva per una sola sede. Una scelta rispettosa della sostenibilità: dopo la pausa estiva le due città sono in pieno fermento e pochi spettatori potrebbero affrontare ogni giorno l’asse Milano-Torino per seguire il Festival.

A chiudere il Festival, il 20 settembre al Teatro Dal Verme, sarà la Bamberger Symphoniker, con Lukas Sternath al pianoforte e Jakub Hra sul podio, impegnati nella Terza Sinfonia e nel Secondo Concerto per pianoforte di Brahms.

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