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Vienna predica gentilezza. Venezia invece protesta

Alla Fenice gli orchestrali con la spilla anti Venezi. A Vienna Nézet-Séguin rompe tutti gli schemi

Vienna predica gentilezza. Venezia invece protesta
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Il Concerto di Capodanno della Fenice di Venezia, in diretta ieri su Rai 1, passerà alla storia come il concerto della spilla. Una protesta silenziosa ma eloquentissima contro la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro: una spilla con chiave di violino e cuore, appuntata con orgoglio sulle giacche di orchestrali e coristi, sfoggiata da non pochi spettatori e persino dal direttore d'orchestra Michele Mariotti. Era il Concerto di Capodanno numero 23, ormai una tradizione consolidata. Un racconto musicale dichiaratamente italiano, costruito per il grande pubblico televisivo: una sequenza di classici riconoscibilissimi da Casta diva a Nessun dorma, dal Va, pensiero fino al brindisi della Traviata con il soprano Rosa Feola e il tenore (che voce!) Jonathan Tetelman. E poi la danza: Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel si muovono a Palazzo Grimani, anche nella stupefacente Tribuna, tra le statue della classicità. Quest'è l'Italia, l'Occidente. Siamo noi.

Niente classifiche e niente confronti impropri tra i due grandi riti musicali di inizio anno. Quello della Fenice e quello di Vienna sono mondi diversi. E Vienna, ammettiamolo, resta un monumento: il Concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker è visto ogni anno da una media di 50 milioni di telespettatori in oltre 90 Paesi. Teniamoceli entrambi, dunque. Stringiamoci a coorte. Viva l'Europa, soprattutto mentre l'Asia avanza con passo sempre più deciso anche sul piano culturale.

Quello viennese, però, passerà alla storia come la rivoluzione Yannick Nézet-Séguin. Il direttore canadese, al vertice del Metropolitan di New York, accetta una sorta di frac ma i nostri stilisti non apprezzerebbero , e per il resto rompe le forme. Durante la Marcia di Radetzky abbandona il podio e scende tra il pubblico a dirigere il battito delle mani, mentre il povero cameraman tenta disperatamente di stargli dietro. In un brano scritto per celebrare l'apertura di una linea ferroviaria, impugna la paletta del capostazione al posto della bacchetta.

All'attacco del valzer più celebre del mondo, Il bel Danubio blu, il pubblico comincia ad applaudire. Lui si gira, sorride: «Non vi preoccupate, lo suoneremo». E ne approfitta per un augurio che è anche una dichiarazione di poetica: «pace fra i popoli e fra le nazioni, perché dice solo la gentilezza rende possibile la pace. La musica - ricorda - può unirci tutti: viviamo sullo stesso pianeta». Applausi, naturalmente.

Il prossimo testimone passerà a Tugan Sokhiev, il direttore che nel 2022 lasciò il Bol'oj all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina e che si dimise anche

dall'Orchestre national du Capitole de Toulouse, rifiutando di trasformare la musica in una dichiarazione politica obbligata. Venezia protesta, Vienna predica gentilezza. Due concerti, due stili, un solo Capodanno europeo.

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