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Nazionale

Bergomi: “La fiaccola dei Giochi. Prima volta che l’ho guidato io”

Il racconto dell’ingresso a San Siro insieme a Franco già malato che gli aveva chiesto aiuto. Giovanni Galli: “Dopo la sofferenza della serie B, a Barcellona l’ho sollevato con la Coppa: era felice”

Giuseppe Bergomi ai funerali di Franco Baresi nella Basilica Sant'Ambrogio a Milano (Italy) August 4, 2026 (Foto Claudio Furlan/LaPresse) Franco Baresi’s funeral at the Basilica of Sant’Ambrogio in Milan (Italy) August 4, 2026 (Photo Claudio Furlan/LaPresse)

C’è chi non dimenticherà mai quando Franco Baresi restò anche in Serie B, mentre tutto affondava. C’è chi lo ricorda come uno degli «Invincibili», simbolo di un Milan che non perdeva mai. E c’è chi lo omaggia non tanto per i suoi trionfi, ma per i valori che ha sempre portato avanti, in campo e fuori. «È difficile separare l’aspetto umano da quello sportivo, è stato un giocatore che si è messo a disposizione dei compagni, della squadra, del club. La dimostrazione è che quando siamo andati in B, lui è rimasto qui» commenta Filippo Galli, che con Baresi condivise lo spogliatoio per più di un decennio.Al funerale i suoi compagni di viaggio c’erano, da Maldini a Van Basten, Costacurta e Tassotti. E c’erano anche gli avversari, come un’altra bandiera, l’ex capitano dell’Inter Beppe Bergomi, applaudito dai milanisti. L’ultima volta che erano entrati insieme a San Siro portavano la Fiamma olimpica che avrebbe dato il via ai Giochi di Milano-Cortina.

Baresi era già malato: «Forse - racconta Bergomi - per la prima volta nella vita sono stato io a guidarlo». Per il presidente nerazzurro, Beppe Marotta, Baresi «rappresentava un’icona del calcio e portava con sé un grande valore che oggi si è perso, il senso di appartenenza».

Daniele Massaro è arrivato sul sagrato insieme a Dejan Savicevic, con la storica fascia del capitano autografata.Demetrio Albertini tra i ricordi sceglie la corsa sfrenata e l’abbraccio di Baresi dopo un suo gol in semifinale di Coppa dei Campioni contro il Monaco: «Mi è sembrato di riavere la stessa emozione del gol fatto venti secondi prima». Giovanni Galli, invece, torna alla finale vinta a Barcellona davanti a più di 90mila milanisti, il più grande esodo della storia del calcio europeo: «Non c’era un cerimoniale con fuochi d’artificio. Il presidente Uefa dava la coppa e basta. Quando Franco l’ha presa, io l’ho sollevato e ho una foto di quel momento. Era felice perché dopo tante sofferenze col Milan, lo aveva riportato dove meritava». La Curva Sud lo celebra sul sagrato come una «leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare». Il nuovo tecnico del Milan, Ruben Amorim, promette che «porteremo avanti la sua eredità».

Ma al funerale di Baresi, oltre all’Inter, c’è la delegazione della Juventus e gli stendardi della Fiorentina e del Torino, la corona di fiori della Roma, ma anche del Real Madrid. I vertici federali, come il nuovo dt della Figc Claudio Ranieri e il presidente della Lega Seria A Ezio Simonelli. «Ha sempre cercato di coniugare la classe e lo stile con la semplicità dei suoi comportamenti. L’appartenenza alla famiglia del Milan e a quella del calcio in generale è il motivo per cui è amato da tutti» le parole del ministro dello Sport Andrea Abodi. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini che il giorno prima aveva portato una sciarpa davanti a Casa Milan, si affida ai social: «6 per sempre. Buon viaggio Capitano». A omaggiare Baresi anche la sottosegretaria Paola Frassinetti, donna un tempo di curva e vicepresidente del Milan Club Parlamento: «Baresi è entrato nella leggenda». A sant’Ambrogio c’è il sindaco Beppe Sala e, in rappresentanza della Regione, l’assessore Romano La Russa, rossonero a differenza del fratello Ignazio: «All’uscita del feretro ho vissuto un momento di grande commozione: da milanista, mi sono unito al grido dei tifosi e non sono riuscito a trattenere le emozioni che poi si sono tradotte in lacrime».

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