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Nazionale

“Blocchiamo tutto”: la piazza pro-Pal prepara l’assalto a porti e trasporti

Allarme sicurezza in vista dello sciopero generale del 30 ottobre. Aisi e Digos monitorano il rischio di blocchi a porti, interporti e snodi logistici, mentre i Giovani Palestinesi d’Italia rilanciano la mobilitazione pro-Pal

Pro Pal manifestazione

Un piano coordinato per paralizzare il Paese, occupare i nodi strategici dello smistamento merci e sigillare i porti in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre. La tensione attorno alla galassia pro-Pal e ai movimenti di protesta continua a salire a livelli d’allarme rosso, trasformando la data della mobilitazione indetta dal sindacalismo di base in un appuntamento ad altissimo rischio per l’ordine pubblico e la tenuta economica del Paese. A lanciare l’allerta sono le informative di Aisi e Digos, impegnate a monitorare una radicalizzazione crescente che punta ormai a sfidare apertamente le istituzioni e il rispetto delle leggi. A preoccupare fortemente gli apparati di sicurezza è il concreto rischio che la protesta promossa dalle organizzazioni dei Giovani Palestinesi d’Italia possa saldarsi con le frange più estreme della piazza, trovando terreno fertile nel clima di tensione degenerato nei giorni scorsi a Milano e Torino, con violenti scontri in centro, lanci di sassi, bombe carta, vetrine infrante e assalti coordinati che hanno portato a decine di fermi e arresti tra giovanissimi e minorenni.

Pro Pal manifestazione
Sciopero generale Pro Pal

Un bilancio pesante che tra Milano e Torino lascia sul campo stime preliminari dei danni già superiori al milione di euro tra vetrine distrutte, arredi urbani devastati, imbrattamenti e danni alle infrastrutture cittadine. A questi costi materiali si aggiunge l’imponente impatto economico sostenuto dal ministero dell’Interno per la gestione dei servizi di ordine pubblico: straordinari del personale della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, mobilitazione dei reparti mobili, impiego di mezzi blindati, idranti ed elicotteri, le cui spese complessive ammontano già a centinaia di migliaia di euro per singolo evento e rischiano di lievitare ulteriormente in vista del picco del 30 ottobre.

In questo contesto già incandescente, l’organizzazione dei Giovani Palestinesi d’Italia ha alzato ulteriormente il tiro, diffondendo sui propri canali ufficiali documenti di propaganda e manifesti chiamati a rilanciare «l’appello dei Giovani Palestinesi allo sciopero generale». Nei testi diffusi si rivendica con forza il bilancio delle «+70 piazze in tutta Italia» attivate per sostenere che «il 7 ottobre è palestinese», aggiungendo la parola d’ordine che esplicita la linea di fondo del movimento: «La lotta non si ferma finché non finisce il sionismo: 30 ottobre sciopero generale». L’obiettivo dichiarato per la giornata del 30 ottobre è quello di spingere il Paese «verso l’embargo popolare», sintetizzato nello slogan perentorio: «Il 30 ottobre blocchiamo tutto per la Palestina».

Nel mirino dei manifestanti finiscono in modo mirato i trasporti e le catene della logistica, espressamente definita nei comunicati come «l’arteria dell’economia di guerra e il suo punto più vulnerabile». Il timore concreto delle forze dell’ordine è che si ripetano e si inaspriscano blitz, picchetti e blocchi stradali o portuali destinati a interrompere la circolazione e la continuità operativa dei principali interporti, scali marittimi e nodi viari dell’intero territorio nazionale. Le richieste avanzate dal gruppo assumono un profilo di totale rottura politica e istituzionale: si va dallo stop immediato all’import-export di armi e tecnologie alla rescissione di ogni accordo di cooperazione militare, fino all’imposizione di un embargo totale nei confronti di Israele. Non mancano infine duri attacchi diretti alle istituzioni e al governo, accusati di «repressione» a causa dell’adozione dei recenti decreti sicurezza, dei progetti di legge contro l’antisionismo e dell’applicazione della Legge 146/90 posta a garanzia dei servizi pubblici essenziali e del diritto alla mobilità dei cittadini. Come evidenziato dalle note d’analisi diffuse dalla Questura di Milano, l’attenzione della rete di prevenzione resta ai massimi livelli: il rischio di escalation e di disordini appare certo e concreto, calato in un clima di esasperazione che mira a trasformare la protesta di piazza in una sfida aperta alla legalità e alla sicurezza collettiva.

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