Contiene minacce anche alla premier Giorgia Meloni e a don Patricello la lettera lasciata nel giardino di Adriano Cappellari, il cronista 20enne di Enego, in provincia di Vicenza, impegnato da tempo nel raccontare la situazione di Caivano, oggetto di un attentato incendiario nella notte tra sabato e domenica. Poco prima di mezzanotte uno sconosciuto ha lanciato una o più molotov contro la casa del giornalista, lasciando anche alcune bombolette di gas, rimaste inesplose, insieme alla lettera di minacce con riferimenti al decreto Caivano e foto di lui in casa, con una X sul volto, per fargli capire che lo tenevano sotto controllo. Fiamme, danni limitati, ma tanta paura e indignazione.
Cappellari, collaboratore del Giornale di Vicenza e del quindicinale locale L'Altopiano, è salito alla ribalta della cronaca nazionale per il suo forte impegno nel raccontare la complessa realtà del comune napoletano noto per essere una delle più grandi piazze di spaccio d'Europa e per il suo aperto sostegno alle attività anti-camorra di don Maurizio Patriciello, sulle quali ha partecipato a diversi incontri pubblici. Per questo era stato già bersaglio di pesanti intimidazioni e riceveva lettere anonime dallo scorso febbraio, contenenti minacce e inviti a interrompere la sua attività, alcune accompagnate da fotografie e riferimenti diretti ai suoi articoli e ai soggetti raccontati, con accuse alla premier e al prete anti-clan. La Meloni ha subito solidarizzato con il giornalista, esprimendo la sua vicinanza: "Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione. Sono certa che Cappellari non si farà intimidire e che continuerà a portare avanti il suo lavoro. L'Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui, che non hanno paura di denunciare e di documentare ciò che non funziona, per tentare di cambiarlo e rendere la nostra società più giusta e forte".
Il giornalista ha raccontato ai microfoni del TgR del Veneto che stava cenando dai alcuni conoscenti, verso le 23.15 è tornato a casa e appena salito ha sentito un boato fortissimo. Non sa spiegarsi quanto accaduto: "Sono un cronista generico, mi sento di escludere che a gente di Napoli dia fastidio che scrivo per un giornale che gira nei sette Comuni dell'Altopiano. Per me può essere gente più locale, magari per rancori nei miei confronti legati anche ad altro, non so, perché io non ho mai fatto articoli da poter giustificare un atto così grave". Per don Patriciello "quello che è accaduto ad Adriano è inquietante. Un episodio molto grave e che accade alla vigilia della mia partecipazione a un forum sulle mafie in programma giovedì prossimo a Bassano del Grappa, a pochi chilometri da Enego". Non sono mancati gli attestati di vicinanza delle autorità regionali venete, dal presidente Alberto Stefani a quello del Consiglio Luca Zaia, dei sindacati, dei presidenti di Camera e Senato e di esponenti di partito.
Per l'Ordine dei Giornalisti del Veneto "il nuovo atto di intimidazione dimostra ancora una volta che non esistono luoghi immuni dalla violenza, nemmeno nel nostro veneto che si definisce onesto, e che l'impegno contro la criminalità organizzata non deve avere confini".