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Derby di Torino, il poliziotto non va ai domiciliari: sospeso per un anno dopo il fumogeno sul tifoso

Il gip ha ritenuto la sospensione un adeguato sistema per ovviare alle esigenze cautelari per l’agente, accusato di aver colpito un tifoso con un lacrimogeno

Derby di Torino, il poliziotto non va ai domiciliari: sospeso per un anno dopo il fumogeno sul tifoso
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Il poliziotto indagato per lesioni aggravate in conseguenza degli scontri del derby di Torino non andrà ai domiciliari. È questa la decisione del gip, che non ha accolto la richiesta dei pm ma, sottolineano i suoi avvocati Lucietta Gai e Paolo Chicco, “è stata accolta la nostra tesi sull'assenza di esigenze cautelari”. Gli avvocati ora si dicono “parzialmente soddisfatti”, il procedimento andrà avanti e l’agente dovrà comunque difendersi per il suo operato. L’agente, appartenente al Reparto Mobile di Torino, è accusato di aver “sparato” il fumogeno ad altezza uomo e a distanza ravvicinata durante le fasi più concitate, colpendo uno dei tifosi alla testa. Il supporter juventino è stato ricoverato due settimane per il trauma e diversi testimoni hanno indicato l’agente come responsabile delle lesioni ma la sua difesa non è così convinta che sia andata esattamente così.

Il gip, stando a quanto è emerso, ha ritenuto per il poliziotto “integrato un grave quadro indiziario” e ha “valutato che le esigenze cautelari, pure sussistenti, possono essere fronteggiate adeguatamente” dalla sospensione dal servizio. Così ha scritto in un comunicato Giovanni Bombardieri, procuratore capo a Torino. L’agente è stato sospeso dal servizio per 12 mesi.

Secondo il padre del tifoso ferito, un poliziotto “con questo profilo non può più essere mantenuto tra quelle che vengono definite giustamente le forze dell'ordine. Io penso e spero, come cittadino, come persona che crede nelle leggi e quindi anche nella giustizia, ma ci crede veramente, che questa persona venga resa intanto dal punto di vista lavorativo non più in grado di nuocere per prima cosa” e che il processo porti “delle sanzioni”.

Tranchant il giudizio del segretario generale del Coisp, Domenico Pianese: “Per dodici mesi dovranno vivere con un assegno alimentare di circa 900 euro al mese: alla faccia della presunzione di innocenza”. Così ha dichiarato in una nota, riferendosi alle oggettive difficoltà che dovranno affrontare l’agente e la sua famiglia. “Una cosa è il processo, un’altra è infliggere una pena prima ancora che il processo inizi. Questa sospensione cautelare non colpisce soltanto un poliziotto: colpisce un nucleo familiare che da domani dovrà fare i conti con un reddito drasticamente ridotto senza che esista ancora una sentenza. È un segnale pericoloso nei confronti di tutte le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno affrontano servizi di ordine pubblico in condizioni estreme, sapendo che oltre al rischio di essere feriti potrebbero perdere anche il lavoro e la serenità della propria famiglia”, ha aggiunto Pianese.

Anche nei giorni scorsi, a seguito della richiesta di domiciliari, si sono esposti anche i sindacati di polizia, in particolare il Coisp, il quale aveva auspicato che “venga fatta piena luce su ciò che è accaduto al tifoso juventino”. Ma, ha aggiunto il sindacalista, “è inesatto sostenere che possa essere stato proiettato l’involucro in acciaio del lacrimogeno: il dispositivo in dotazione alla Polizia di Stato espelle esclusivamente il tappo cerato e cinque dischetti in materiale plastico contenenti il gas lacrimogeno".

Purtroppo, ha concluso Pianese, “assistiamo troppo spesso a grande prudenza verso chi devasta le piazze e aggredisce le forze dell’ordine, mentre nei confronti dei poliziotti si arriva rapidamente a misure che rischiano di lanciare un messaggio devastante. Quale sarà, domani, lo stato d’animo dei colleghi chiamati ancora una volta a lanciare un lacrimogeno per contenere assalti violenti?”.

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