Dopo esserci paragonato ad Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Paolo Falcone, Giovanni Borsellino e Giulio Regeni, Sigfrido Ranucci continua la sua personalissima opera di auto martirizzazione arrivando ad avallare il paragone con Julian Assange. In quanto a ego, l’ex conduttore di Report pare avere pochi eguali in Italia, stando alle sue ultime dichiarazioni, ben lontane da quelle misurate ed equilibrate che rilasciava fino a poche settimane fa. Ora che la Rai ha scelto di spostarne la collocazione in altra sede, affidando ad altri la conduzione di Report, Ranucci è uscito fuori con una serie di attacchi ai colleghi designati per sostituirlo, oltre a incensamenti personali, criticati perfino da Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti.
Nel suo profilo Facebook, in queste ore ha rilanciato il comunicato di una manifestazione convocata per sabato mattina, settembre, al grido di “difendiamo Ranucci, difendiamo Assange, difendiamo la libertà di stampa”. Un affiancamento forse azzardato, considerando i due contesti e il fatto che Ranucci sia ovviamente ancora un dipendente Rai al quale l’azienda ha cambiato mansione. “La sua estromissione rappresenta un segnale grave, che colpisce non solo un giornalista sotto scorta, ma l’intero principio di indipendenza editoriale del servizio pubblico. Quello che sta accadendo in Italia non è un episodio isolato. È parte di una tendenza globale che Julian Assange aveva denunciato con lucidità nel 2016”, si legge nel comunicato condiviso anche dall’ex conduttore di Report, al quale la Rai ha offerto, oltre a un ufficio di corrispondenza (quello di Il Cairo, che gli ha permesso di paragonarsi a Regeni), due vice direzioni importanti (Rainews24 e Rai Tre) con deleghe di livello. Ovviamente, tutto rifiutato da Ranucci che considera Report (trasmissione del servizio pubblico) il suo fortino personale, al pare dei suoi inviati, di cui molti sono collaboratori esterni.
“Assange è stato diffamato, perseguitato, incarcerato e costretto a dichiararsi ‘colpevole di giornalismo’ per ottenere la libertà. Un paradosso che dovrebbe scuotere ogni coscienza democratica. Nel suo intervento alla Commissione Europea, Assange aveva avvertito che senza protezioni reali, la libertà di stampa sarebbe stata progressivamente smantellata, e che i giornalisti investigativi sarebbero diventati bersagli. Oggi vediamo quei segnali anche nel nostro Paese”, si legge ancora. Il comunicato conclude con un evocativo: “Assange lo aveva previsto. Ranucci lo sta vivendo. Noi non possiamo restare in silenzio. La libertà di stampa si difende insieme. E si difende adesso”. La manifestazione è organizzata da Free Assange Italia, ANPPIA, Centro Studi Italia Cuba, Generazioni Future, Schierarsi Torino, Articolo 21 e Zona Libera.
