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Droni, sensori e Ia. Oltre 1.100 viadotti ora sotto controllo

Nuove tecnologie per la sicurezza

Droni, sensori e Ia. Oltre 1.100 viadotti ora sotto controllo
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Le immagini del crollo del ponte Morandi restano fisse nella memoria del Paese. Nonostante siano passati otto anni e una sentenza. Immagini dolorose, che non possono ripetersi.

Non devono. Da quel giorno, dal 14 agosto del 2018 i controlli di ponti e viadotti si sono intensificati. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta passando ai raggi X oltre 1.100 ponti in gestione a Ferrovie dello Stato su 19.321 tra ponti, viadotti e sottopassi stradali. La sicurezza delle infrastrutture è diventata uno dei pilastri dell’azione del Mit guidato da Matteo Salvini. L’obiettivo è individuare con tempestività eventuali criticità e programmare gli interventi prima che possano trasformarsi in emergenze. Un cambio di approccio che punta sulla prevenzione e sulla manutenzione costante.

Oggi la sfida si gioca anche sul terreno dell’innovazione. Entrano in campo strumenti sempre più sofisticati che consentono di monitorare lo stato di salute delle infrastrutture in maniera continua. Sensori, rilievi tridimensionali, droni e piattaforme digitali permettono di raccogliere una quantità di dati impensabile fino a pochi anni fa. A elaborarli interviene anche l’intelligenza artificiale, capace di individuare eventuali anomalie, confrontare i dati e supportare i tecnici nella programmazione di interventi. Tra le tecnologie più avanzate figurano i cosiddetti Digital Twin, i gemelli digitali delle infrastrutture: repliche virtuali di ponti e viadotti che riproducono fedelmente geometrie, materiali e comportamento strutturale e vengono aggiornate in tempo reale. Le prime sperimentazioni sono già partite sul Viadotto del Vernetto, lungo l’A32 del Frejus, e sul Ponte Talloria, sull’Asti-Cuneo, dove una rete di dispositivi registra costantemente vibrazioni, deformazioni e sollecitazioni. Gli algoritmi di IA elaborano queste informazioni, segnalando eventuali anomalie prima che possano trasformarsi in criticità.

La direzione è chiara: utilizzare la tecnologia per anticipare i problemi e non rincorrerli. La lezione del Morandi ha cambiato definitivamente il modo di concepire la sicurezza di ponti e viadotti: intervenire prima, monitorare sempre e non lasciare più nulla al caso.

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