Choc a Milano, dove questa mattina un ufficiale e quattro agenti appartenenti all’Unità Investigazioni e Prevenzione della Polizia Locale sono stati arrestati per arresto illegale, peculato e falso ideologico. L’indagine, partita a seguito di una denuncia presentata da un cittadino straniero finito in manette lo scorso 16 luglio, si è svolta rapidamente e ha portato ai provvedimenti di stamani.
Gli arresti sono stati eseguiti all’alba.
Si è trattato di una vera e propria indagine lampo, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. La gravità delle accuse ha spinto gli inquirenti a muoversi rapidamente.
L’uomo arrestato lo scorso 16 luglio - stando ad alcune fonti, un pusher - ha affermato di essere stato fermato dai cinque soggetti che oggi sono indagati. L’attività investigativa ha effettivamente riscontrato delle anomalie, portando a giudicare l’arresto illegittimo.
Il fermo è avvenuto a Corsico, una zona in cui, tra le altre cose, gli agenti non potevano territorialmente operare. Ci sarebbe stato del metodo nelle azioni della “squadra”. Veniva per prima cosa scelto l’acquirente - in quel caso, una ragazza egiziana - poi si passava ai fatti. Dal momento che lo scambio doveva avvenire a Corsico, i poliziotti avevano deciso di sposarsi con due auto civetta, la prima guidata dalla ragazza, la seconda da loro. Al momento della cessione - mezzo chilo di hashish - avvenuta in viale Liberazione, è scattato l’arresto. Dalle indagini è poi emerso che la squadra di agenti aveva poi attestato “falsamente di aver rinvenuto sotto il sedile dell’auto Opel Corsa 500 grammi di sostanza stupefacente di tipo hashish”.
Ma le anomalie non finiscono qui. Nel verbale d’arresto non si fa riferimento ai 1.450 euro profitto della vendita. Spariti nel nulla. Mentre invece si parla di un tentativo di fuga a piedi, e anche di aggressione nei confronti di un agente da parte del pusher.
Nella denuncia presentata, l’arrestato, un cittadino straniero, racconta una versione diversa. Dice infatti di essere stato avvicinato con la scusa di una sigaretta e di essere stato arrestato. Nessuna aggressione ai danni dei poliziotti, né tentativi di fuga.
A fare luce sulla vicenda sono state le telecamere di sorveglianza di Corsico, che hanno ripreso il fermo ma nessuna resistenza a pubblico ufficiale.
Il loro era un modo di operare estraneo ai doveri di chi appartiene alle forze dell’ordine. Una “squadretta” con a capo “la commissaria” che avrebbe agito in modo illegale attraverso verbali falsificati, con una ricostruzione ben lontana da quanto avvenuto realmente, soldi spariti e calunnie. Per i cinque, ha detto il commandante del Corpo Gianluca Mirabelli, “non esistono giustificazioni”.
Per il gip Elio Sparacino, “è stata effettuata una cessione organizzata dagli indagati nei minimi dettagli al solo fine di trarre in arresto un soggetto che loro sapevano avere precedenti per reati della stessa specie”.
Il ruolo delle telecamere è da chiarire. Se un impianto di videosorveglianza ha effettivamente ripreso il fermo, dando ragione allo straniero, ci sarebbe una telecamera del Comune di Milano, installata proprio nei pressi del distributore, tra via Ludovico il Moro e via Santi Ferrando che “avrebbe dovuto inquadrare perfettamente la zona del distributore di carburante ove si sarebbero svolte, secondo quanto sostenuto dagli indagati, le operazioni di arresto”, ma questa “risultava inspiegabilmente bloccata”. La telecamera, che nelle ore precedenti era perfettamente funzionante, risulta nell’orario di interesse orientata in direzione della periferia, e non ha immortalato alcuna immagine nitida. Curioso che alle ore 17.51, “a distanza di 51 minuti dall’arresto”, il dispositivo “riprende, inspiegabilmente, il suo corretto funzionamento”.
Per l’accusa, in sostanza, i cinque agenti non si sono limitati a privare il cittadino della libertà, ma hanno anche prodotto atti falsi finalizzati a giustificare la loro operazione. Non solo. Si sono anche appropriati indebitamente dei beni del fermato. Da qui il reato di peculato.
Per i cinque agenti, che dovranno adesso difendersi dalle pesantissime accuse di arresto illegale, peculato e falso ideologico, si sono dunque aperte le porte del carcere. Si configura un quadro gravissimo: quello di abuso nell’esercizio delle funzioni pubbliche.
Secondo il pubblico ministero, che ha ottenuto l’arresto dal gip Elio Sparacino, le vittime del gruppo di agenti potrebbero essere molte. Da qui la necessità di approfondire.
Grandissimo il dolore e lo sconcerto del comandante del Corpo, Gianluca Mirabelli. “Dalla segnalazione ricevuta sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell’Autorità Giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni. Non saranno certo cinque singoli individui a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso delle istituzioni”, ha dichiarato a Radiolombardia.
Stando alle informazioni trasmesse alle agenzie di stampa, i poliziotti arrestati sono Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone, Rosario Piscopo e la commissaria Ilenja Sabato, accusata anche di calunnia. Tra questi - il 54enne Vincenzo Compagnone, 54 anni, era già finito a processo per lesioni nei confronti di Bruna, la donna transessuale aggredita a manganellate nel maggio del 2023.
