Dopo i supermercati, gli hacker prendono di mira anche le riserve di sangue. E l’Italia alza il livello di guardia. Gli attacchi informatici che negli ultimi giorni hanno colpito i sistemi di refrigerazione in diversi Paesi europei hanno raggiunto un settore particolarmente delicato, quello sanitario. Dalla Francia arriva infatti la notizia di una manomissione delle celle frigorifere destinate alla conservazione degli emoderivati. Uno scenario che ha spinto il Centro nazionale sangue (Cns) - in raccordo con il ministero della Salute - a richiamare le strutture trasfusionali italiane alla massima attenzione.
A intervenire è Luciana Teofili, direttrice generale del Centro nazionale sangue, che sottolinea la necessità di rafforzare le precauzioni senza alimentare allarmismi. “La catena del freddo è da sempre un aspetto particolarmente controllato nell’ambito dei percorsi e processi che garantiscono e qualità e sicurezza del sistema trasfusionale italiano”, spiega, ricordando che nel nostro Paese sono già operativi protocolli per il monitoraggio delle temperature e piani di emergenza in caso di incidenti.
Ma quanto accaduto Oltralpe impone un supplemento di prudenza. “Gli attacchi informatici verificatisi in Francia alle frigoemoteche richiedono tuttavia di alzare il livello di attenzione sugli ‘spazi freddi’ del sistema sangue”, avverte Teofili. Da qui l’iniziativa del Cns: “Il Centro nazionale sangue ha invitato, in raccordo con il Ministero della Salute, le strutture trasfusionali a mantenere la massima attenzione, verificando le temperature e adeguando le misure di sicurezza atte a prevenire i rischi emergenti”.
Il caso francese, del resto, è inquietante. Secondo quanto ricostruito, alcuni hacker sono riusciti ad accedere ai sistemi di controllo di tre celle frigorifere contenenti emoderivati, alterando le temperature di conservazione, passate da meno 30 a 110 gradi. Un’operazione potenzialmente devastante per materiali biologici che richiedono condizioni di conservazione rigorose. Le autorità sanitarie francesi hanno comunque assicurato che l’episodio non ha avuto conseguenze sul piano sanitario. Sono state avviate indagini per individuare i responsabili.
Il caso si inserisce in una sequenza di attacchi informatici che sta interessando diversi Paesi europei. Nei giorni scorsi, infatti, erano finiti nel mirino i sistemi di refrigerazione di centinaia di supermercati, con episodi registrati anche in Italia, dalla Sicilia alla Toscana fino all’Emilia-Romagna. Due gruppi hacker filorussi, Noname057(16) e Z-Pentest, hanno rivendicato gli attacchi alla grande distribuzione, arrivando a minacciare nuove operazioni contro infrastrutture idriche, centrali elettriche e impianti industriali.
