Lo scorso 25 settembre, al termine di una pacifica manifestazione organizzata da un comitato di cittadini e di commercianti per chiedere più sicurezza a Genova, un gruppo di anarchici ha tentato di contestare il corteo. Solo la presenza delle forze dell’ordine ha impedito che i due gruppi entrassero in contatto ma in quel momento si sono scatenate tensioni. Durante il contatto, un 39enne noto nell’ambiente antagonista avrebbe sferrato un pugno in pieno volto a un funzionario della Digos provocandogli un trauma cranico con sette giorni di prognosi e, poco prima, avrebbe dato uno schiaffo a una poliziotta del Reparto mobile. Ora è accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale aggravate.
Arrestato il giorno dopo, il gip ne ha convalidato la custodia cautelare in carcere sottolineando la “spiccata aggressività” dimostrata. Oggi si è tenuta un’udienza del processo e l’anarchico ha reso brevi dichiarazioni spontanee spiegando di essere stato sconvolto dalla morte dell’amico, deceduto la sera precedente in un incidente stradale, e ha sostenuto di non aver mai avuto in passato comportamenti violenti nei confronti della Digos. Interrogato sui fatti contestati, non ha fornito una risposta diretta sull’aggressione, limitandosi a riferire che il suo difensore gli aveva mostrato il video degli scontri. Il poliziotto si è costituito parte civile tramite l’avvocato Rachele De Stefanis e il pm ha espresso parere negativo alla richiesta di attenuazione della misura cautelare, subordinando un eventuale via libera alle scuse formali dell’imputato, che però non ci sono state durante l’udienza. Secondo il pubblico ministero l’aggressione è stata “totalmente gratuita”. L’udienza è stata rinviata al 23 novembre.
La difesa ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con una misura meno afflittiva ma il giudice si è riservato di decidere. L’udienza per il ricorso al tribunale del Riesame è fissata per il 9 ottobre e gli avvocati hanno inoltre chiesto un termine per valutare il rito abbreviato. Resta infine pendente davanti alla Corte costituzionale una questione di legittimità sulla pena prevista per le lesioni a pubblico ufficiale, ritenuta da alcuni giudici potenzialmente in contrasto con il principio di proporzionalità.
