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Nazionale

L'addio alla radicale Bonino, rimpianta da chi non l'amava

Le istituzioni presenti in Campidoglio per i funerali laici della leader dei diritti civili. La bara accompagnata da Mattarella e Meloni. Le parole dei “suoi” premier Letta e Prodi, due ex dc

Funerali di Stato di Emma Bonino in Campidoglio a Roma - (Italia) 15 settembre 2026 (Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse) DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Roma Pennacchi e sciabole, bandiere, fiori, i presidenti seduti davanti alla bara, un po’ di popolo sotto il sole nella piazza di Michelangelo. Le orazioni, le lacrime. Mattarella e Meloni che alla fine della cerimonia la scortano fuori della sala della Protomoteca, tra la gente. Chissà se alla «monella», come la chiamava Francesco Cossiga, tutti quei riti, tutti quei democristiani afflitti, sarebbero piaciuti. O forse sì, in fondo come dicono lei è sempre stata «contro ma dentro le istituzioni». Era «il metodo Bonino»: condurre battaglie dure, anticonformiste, però parlare con chiunque. 50 anni da paria: i radicali erano considerati degli irregolari inaffidabili, adesso Emma è al centro dell’omaggio collettivo. Ministri, leader di tutti i partiti, la premier, sette ex presidenti del Consiglio.

In prima fila Sergio Mattarella, che l’altro giorno ha ricordato quale «segno ha impresso nella vita della Repubblica e nel percorso della società». Accanto un Ignazio La Russa intristito. Poi Giorgia Meloni: «Siamo sempre state lontane», ha spiegato prima di decidere di organizzare i funerali civili di Stato. Una scelta non scontata, però molto politica, dal significato europeista e antisovranista. Per una certa destra anti Ue, la Bonino era considerata il male assoluto. Non che con la sinistra andasse meglio. Basta pensare ai continui scontri con il Pci-Pds-Ds-Pd, o gli schiaffoni rimediati da Marco Pannella al portone delle Botteghe Oscure. «Quando lei si schierò con Berlusconi litigammo», ricorda Massimo D’Alema. Che dire dei rapporti con il mondo cattolico? Divorzio, aborto, femminismo, fine vita, quanti punti di contrasto.

Perciò sembra un paradosso che siano due dc a pronunciare i discorsi funebri, Romano Prodi ed Enrico Letta, i due premier che l’hanno avuta come ministro. «Per Emma il destino italiano era inscindibile dalla Ue - dice il Professore - Noi non abbiamo condiviso tutto, ma ho collaborato con lei per i diritti civili e contro la pena di morte».

E Letta: «Non voleva essere un’anima bella. Una donna delle istituzioni senza farsene intrappolare. Riusciva a cambiarle da dentro. Sapeva parlare con i giovani, pure quelli di oggi». Era «tenace e testarda», racconta la sua assistente Carla Taibi, «aveva tigna e ispirava molte ragazze». Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni, parla della sua malattia. «Non si è pianta addosso, l’ha affrontata come un’altra battaglia. In fondo era cominciato tutto dall’interruzione di gravidanza, dal corpo». Non era una persona accomodante, spiega Riccardo Magi, segretario di +Europa, però nemmeno ingenua. «Univa idealismo e pragmatismo. Oggi sono tutti riformisti, lei chiedeva di essere riformatori, cambiare intervenendo su obbiettivi specifici». Benedetto Della Vedova ricorda gli anni a Bruxelles da commissario. «Per Emma gli Stati Uniti d’Europa era il traguardo più urgente. Non aveva paura dell’impopolarità».

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