Ancora un caso di violenza in famiglia in un nucleo di estrazione straniera, di origine pakistana, che nasce dal rifiuto di una ragazza di sottostare al volere del padre per un matrimonio combinato con un connazionale. Nelle scorse ore una chiamata al 112 ha fatto scattare l’intervento immediato delle volanti della Questura di Arezzo per una segnalazione di violenta lite in famiglia. Quando gli agenti della Polizia di Stato sono arrivati all’indirizzo indicato hanno accertato la realtà drammatica che una donna e sua figlia subivano a causa del marito, che le aveva appena percosse violentemente.
L’aggressione è avvenuta alla presenza degli altri figli della coppia, tra cui alcuni minori, costretti ad assistere inerti alla sopraffazione fisica e verbale della propria madre e sorella. Dai primi accertamenti è emerso che la furia dell’uomo è stata innescata dal rifiuto della giovane e di sua madre di cedere alla pretesa di un matrimonio combinato con un altro pakistano. Ma quella ribellione era costata cara, perché pare che la violenza fosse di casa tra quelle mura, come troppo spesso accade in contesti familiari come quello. Gli approfondimenti hanno inoltre evidenziato come condotte aggressive fossero state messe in atto da tempo dall’uomo all’interno delle mura domestiche, senza che però ci fossero mai state denunciate o segnalazioni. Di fronte alla gravità dei fatti, la Polizia ha proceduto a denunciare l’uomo in stato di libertà per i reati di maltrattamenti in famiglia e di costrizione o induzione al matrimonio. Contestualmente, è stata eseguita la misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, estromettendo l’aggressore dal nucleo domestico per garantire la sicurezza e l’incolumità delle vittime.
Questo ennesimo episodio dimostra che non ci può essere integrazione se mancano le basi fondamentali della convivenza in uno Stato democratico. Chi sceglie di vivere in Italia deve sottostare alle sue leggi e rispettarle. I matrimoni combinati non sono “usanze diverse”, ma violazioni dei diritti umani che in Italia non devono e non possono essere tollerati. Ci sono ancora troppe Saman Abbas in questo Paese, che per paura di ribellarsi per non subire le conseguenze accettano di essere date in sposa contro la loro volontà. Finché ci sono queste situazioni non si può parlare di piena integrazione.
