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Nazionale

Migranti, ancora un assist dei giudici alle Ong: liberata la Sea-Watch prima del termine del fermo

L’organizzazione tedesca ora esulta, punta il dito contro il governo Meloni e annuncia la nuova missione

“Strategia internazionale contro le Ong”. Scatta il soccorso rosso pro migranti per la Sea Watch

Nuovo assist dei giudici italiani a una nave delle Ong dei migranti: la nave Sea-Watch 5, fermata a Napoli il 13 agosto per non aver chiesto il coordinamento alle autorità libiche, benché avesse effettuato l’intervento nella zona Sar del Paese nordafricano, è stata liberata dai giudici dopo poco più di 30 giorni. A darne comunicazione è la stessa Ong tedesca, che contestualmente informa della volontà di tornare in mare per un’ennesima missione e la sospensione della multa.

Non è la prima volta che le Ong vincono i ricorsi nei tribunali italiani, infatti quando intentano l’azione vanno quasi a colpo sicuro, ormai, sapendo di trovare dall’altra parte una sponda utile alla battaglia politica contro il governo Meloni. La decisione è provvisoria, nelle prossime settimane arriverà la definitiva che difficilmente sarà diversa da questa ma, intanto, la nave può già tornare in mare. “Le sanzioni contro Sea-Watch sono state imposte a seguito di un’operazione di salvataggio il 13. Agosto, quando l’equipaggio del Sea-Watch 5 ha salvato sei persone dall’acqua in acque internazionali. Dopo che le autorità italiane avevano ordinato alla nave di approdare nel lontano porto di Napoli, all’arrivo l’equipaggio fu accusato di non aver informato le autorità libiche del salvataggio. La nave è stata quindi arrestata”, scrive Sea-Watch ovviamente omettendo che l’intervento è stato effettuato in acque Sar libiche.

Anche le organizzazioni non governative non le riconoscono, la Libia su quelle acque ha autorità di intervento in quanto riconosciute dalle mappe internazionali e non ci sono state rivendicazioni diverse. “Questa decisione sconvolge una legge che fin dall’inizio è stata illegittima. La Libia non è un luogo sicuro. La cosiddetta guardia costiera libica fa parte della violenza da cui le persone fuggono - e non è un attore legittimo del salvataggio in mare. La cooperazione dell’Ue con la Libia per esternalizzare la difesa della migrazione è un crimine contro i diritti umani. Punto”, ha accusato la portavoce di Sea-Watch Julia Winkler. Nel comunicato della Ong si punta anche direttamente il dito contro Giorgia Meloni perché, dicono, “da quando è in carica, più di 10.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo”. Ma ancora una volta si “dimenticano” della rotta atlantica, ben più mortale di quella che porta verso l’Italia. Nella tratta tra l’Africa occidentale e le isole Canarie spagnole ci sono stati migliaia di decessi in più, eppure vengono ignorati. Sono migranti di serie B oppure le Ong tacciono perché in Spagna al governo c’è un esecutivo a trazione socialista?

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