Salim El Koudri, il 31enne di origine marocchina accusato della strage di Modena dello scorso 16 maggio, ha tentato il suicidio in carcere, presso il Sant’Anna di Modena. Secondo quanto ha appreso da Il Giornale, El Koudri avrebbe ingerito una quantità di farmaci tale da rendere necessario il trasporto in ospedale. Le sue condizioni, tuttavia, non sarebbero tali da far temere per la sua vita. Un episodio che riporta l’attenzione anche sulle condizioni del detenuto all’interno dell’istituto penitenziario. Già subito dopo il fermo, infatti, El Koudri era stato collocato nella sezione «I Care» del carcere, situata nei pressi dell’infermeria e destinata proprio ai detenuti considerati a rischio suicidario. Il tentativo di suicidio arriva inoltre a pochi giorni da un passaggio decisivo dell’inchiesta. Il 2 ottobre, come rivelato da Fausto Biloslavo su Il Giornale, è stata discussa davanti al gip la perizia psichiatrica disposta nell’ambito dell’incidente probatorio.
Le conclusioni dei periti sono state nette: El Koudri presenta un disturbo psichiatrico, ma il 16 maggio era capace di intendere e di volere e sarebbe anche in grado di affrontare il processo. Non sarebbe stato individuato, dunque, un nesso causale tra la sintomatologia psichiatrica riscontrata e l’azione compiuta quel giorno.
Il 16 maggio El Koudri aveva lanciato la sua Citroen C3 contro i pedoni nel centro di Modena, provocando otto feriti. Monica Esposito, 55 anni, è poi morta in ospedale due mesi dopo per le conseguenze delle gravissime ferite riportate. Dopo la corsa dell’auto, El Koudri aveva anche accoltellato una delle persone intervenute per fermarlo. Ma le intenzioni di El Koudri, così come le modalità dell’attentato, riportano chiaramente alle basi del fondamentalismo islamico.
Dai dispositivi sequestrati risultano, infatti, ricerche ricorrenti fin dal 2021-2022 su «Stato Islamico, armi da fuoco, coltelli o comunque di natura violenta». Nei 63 giorni precedenti la strage sarebbero stati analizzati circa 68mila accessi online. L’avvocato Liborio Cataliotti ha dichiarato a Il Giornale che «un giorno su due» El Koudri effettuava ricerche con le parole chiave come «Stato Islamico» o «IS». In 13 giornate avrebbe inoltre cercato specificamente materiale su armi, violenza, addestramenti e video di jihadisti.
Aveva cercato anche gli attentati di Charlie Hebdo, Manchester 2017, l’11 settembre, oltre a episodi di accoltellamenti e attacchi con automobili contro la folla. Tra le ricerche figurava anche materiale relativo ad addestramenti jihadisti. Ma c’è ancora chi nell’attuale opposizione finge di non comprendere la genesi del gesto che ha aperto una ferita nel cuore dell’Italia.
