Si poteva salvare: è questa l’ipotesi della relazione della perizia che è stata depositata al tribunale di Vicenza. Stiamo parlando della vicenda del 14enne Francesco Gianello, morto a causa di un tumore nel gennaio del 2024 per il quale i suoi genitori, invece della chemioterapia, avrebbero scelto di curarlo con il “Metodo Hamer”.
La malattia di Francesco
Padre e madre sono attualmente accusati di omicidio volontario con la prima udienza che si terrà il prossimo 16 settembre. In pratica, il giovane Francesco era affetto da un tumore maligno al femore (un osteosarcoma) con i primi sintomi sviluppati nel dicembre 2022. Secondo la medicina tradizionale che, in casi come questo, prevede l’intervento chirurgico e la chemioterapia, i genitori si sarebbero affidati a un altro metodo.
Di cosa si tratta
“Il cosiddetto metodo Hamer, anche noto come Nuova medicina germanica, e la sua variante chiamata biologia totale, si basano su un insieme di pseudo-teorie che non sono mai state sottoposte a una sperimentazione scientifica seria”, scrive l’Airc (Associazione italiana per il cancro). Ma non è finita qui. Il presupposto, inconsistente, è che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico”, un’altra follia a cui, certa gente, ancora oggi crede.
“Oltre a essere infondati, i principi del metodo negano tutto quello che è stato scientificamente dimostrato sul funzionamento dell’organismo sano e di quello malato. Nella teoria del metodo Hamer sono presenti idee razziste e antisemite. Il metodo Hamer rinnega l’uso dei farmaci, provocando ai pazienti che lo seguono gravi ritardi nell’inizio delle terapie e trasformando così tumori curabili in forme incurabili”, sottolinea l’Airc.
Il tutto coincide con quanto capitato al povero Francesco: se si fosse operato subito e avesse iniziato la chemioterapia, avrebbe avuto possibilità di sopravvivere intorno al 75% ma, senza le cure corrette, la percentuale è scesa drasticamente visto che il ritardo nella diagnosi e nella terapia ha causato il progressivo ma inesorabile avanzamento della malattia.
I periti, poi, aggiungono anche che il giovane 14enne potrebbe essere stato curato anche con farmaci neurotossici (Artemisia). Infatti, i sintomi riscontrati dall’ospedale quando era stato ricoverato, dalla vista annebbiata alla debolezza degli arti e allo stato di agitazione, coincidono con l’utilizzo dell’Artemisia. In ogni caso, ad oggi, non c’è la certezza che questi farmaci siano stati usati effettivamente su Francesco ma è quanto ipotizzato dall’accusa nei confronti dei genitori i quali si difendono sottolineando che non esisterebbe nessun nesso di causa-effetto tra le loro scelte e la morte del figlio.
