Al piano nobile di Palazzo Litta, uno dei migliori esempi di architettura barocca che abbiamo in città, sede degli uffici milanesi del Ministero della Cultura, la temperatura è alta. Lo è in senso letterale (manca una vera climatizzazione) e per l’annuncio che Rosario Maria Anzalone, a due anni dal suo insediamento alla direzione dei Musei Statali Lombardi, ha deciso di fare: «Abbiamo un nuovo piano strategico». Tradotto: restauro e recupero delle parti dell’edificio poco o per nulla utilizzate e nuove funzioni. Palazzo Litta diventerà così un centro culturale e un polo espositivo aperto alla città.
A dire il vero, con visite guidate in accordo con l’adiacente Teatro Litta o durante il Salone del Mobile, alcuni ambienti del complesso, concepito dal geniale Francesco Maria Richini nel Seicento, sono già visitabili: si resta a bocca aperta davanti al Salone degli Specchi, per non parlare dello scalone monumentale. È necessario però un ripensamento generale: chi passa dal civico 24 di corso Magenta e sbircia nel cortile «custodito» all’ingresso dai due seri telamoni, statue di uomini che reggono l’arco principale, spesso non sa bene che cosa sia Palazzo Litta. «È un contenitore straordinario, ma ancora inespresso dice Anzalone : già dimora nobiliare, è stato spogliato della sua collezione permanente, ma ha enormi potenzialità per diventare un polo culturale in una metropoli dinamica come Milano. Ci serviva una bussola per capire come intervenire».
Da qui la commissione di un masterplan (quindi un progetto di massima, non vincolante) ad AMDL, il celebre studio di architettura fondato da Michele De Lucchi. Obiettivo: valorizzare il piano nobile, il cortile, il giardino, aumentare la fruibilità del palazzo, gestendone meglio gli spazi amministrativi. Parliamo di un complesso enorme (10mila mq): i primi interventi, pensati al piano terra e al primo piano, si estenderanno su una superficie di 2mila metri quadrati. La peculiarità di Palazzo Litta sta tutta qui: questo palazzo, che già ha patito diverse modifiche nel Settecento e i bombardamenti della guerra, ed è stato sede delle Ferrovie dello Stato, resta comunque uno dei più sontuosi esempi di barocchetto lombardo.
A Palazzo Litta l’arte convive con gli uffici di cinque istituti del Mic (tre Soprintendenze, Direzione regionale Musei nazionali Lombardia e Museo nazionale dell’Arte Digitale). «Gli edifici di oggi devono saper essere parte del cambiamento della società, garantendo però il massimo rispetto per ciò che ha valore», spiega De Lucchi. Il suo progetto mira così a trasformare il cortile d’onore in una «corte urbana» aperta al pubblico, dove far nascere una reception con biglietteria per le visite. Servono poi percorsi chiari per collegare le varie aree del palazzo (che è un labirinto) e ascensori per salire ai piani superiori. Sarà riqualificato il giardino ottocentesco, ad oggi inaccessibile, mentre il piano nobile ospiterà dopo i restauri sale espositive per mostre temporanee, almeno queste sono le intenzioni del direttore.
Parliamo di progetti a lunga scadenza, per un totale di 50 milioni di euro di investimenti. Si procede, da qui alla fine del 2028, con gli interventi prioritari: la climatizzazione delle sale del piano nobile e la realizzazione di un ascensore. Il Mic ha già espresso parere favorevole: il primo finanziamento di 3 milioni di euro c’è, poi si vedrà (serviranno di certo sponsor privati). «L’orizzonte è ampio, il lavoro lungo e complesso», conclude Anzalone. Ma per la prima volta si pensa a una nuova vita per Palazzo Litta.
