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“Bombe e collaborazionisti”. Ranucci ora accusa pure i “cavalli di Troia” in redazione

Il conduttore rilancia Travaglio e denuncia “cavalli di Troia” in redazione. Ma se i suoi giornalisti si smarcano, forse qualche domanda dovrebbe farsela anche lui

Sigfrido Ranucci ha forse toccato il fondo con l’ultimo post pubblicato sul suo profilo Facebook in cui parla addirittura di “collaborazionisti”. Prende un articolo de Il Fatto Quotidiano, l’editoriale del direttore Marco Travaglio, e scrive “bombe e collaborazionisti.

Post Ranucci
Post Ranucci

Il pensiero di uno dei pochi giornalisti lucidi e indipendenti, fa lo slalom tra le bombe, fango dei giornali, tentativi di rimozione da Report e l’utilizzo di Cavalli di Troia all’interno della redazione da parte dell’azienda per sfiduciarmi”. Sembra non aver preso affatto bene la reazione dei suoi giornalisti che hanno deciso di smarcarsi da lui e di seguire un proprio corso per il futuro del programma. Non fa nomi. Ma accusare qualcuno di essere un “collaborazionista” è quantomeno eccessivo.

Certamente il suo, lo vogliamo ben sperare, non aveva alcun riferimento storico che riporta al linguaggio dei regimi totalitari e dei movimenti rivoluzionari, dove “collaborazionista” diventa sinonimo di traditore, nemico del popolo, persona indegna della comunità. Ma allora che cosa voleva intendere? Forse se c’è una parte del suo stesso gruppo che ha deciso di sfiduciare l’allora uomo solo al comando, dovrebbe farsene una ragione e soprattutto chiedersi il perché. Dopo le frasi su Falcone e Borsellino ai quali si accostava e la rivendicata amicizia con Valter Lavitola, forse è questa la “ciliegina sulla torta”.

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