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"Rapita due volte in un giorno". Il giallo della turista australiana in Sicilia

Il racconto ripreso dal New York Post solleva ben più di qualche dubbio su quanto accaduto

"Rapita due volte in un giorno". Il giallo della turista australiana in Sicilia
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Il portale online del New York Post ha dato spazio in queste ore a una storia dai contorni foschi, tutti da verificare, che coinvolge il nostro Paese e, in particolare, la Sicilia. Una turista australiana, Stephanie, dirigente a Melbourne, pare che lo scorso ottobre si trovasse in vacanza nella zona di Marsala, dove avrebbe voluto comprare un immobile inserito nel progetto delle case a un euro. Forse anche per questo ha prolungato la sua permanenza in Italia mentre i suoi amici dice che sono partiti prima.

Secondo la versione fornita dalla donna, tutto sarebbe iniziato durante un incontro serale tra appassionati di kitesurf. Stephanie sarebbe salita sull'auto di un cittadino europeo residente nella zona, insieme a un’altra persona, per raggiungere un locale ma il conducente avrebbe iniziato ad accelerare, ignorando le sue suppliche. “Sono salita in macchina e lui ha iniziato a guidare. Facciamo 300 metri, 400 metri; e lui dice: 'vediamo se riusciamo a portare questa macchina a 160'", ha raccontato la donna, aggiungendo: "Inizia a guidare sempre più forte, e io: 'No, ti prego, non farlo. Voglio scendere'". La turista ha descritto momenti di forte tensione all'interno del veicolo: “Sono terrorizzata. Così inizio a supplicare, a chiedere per favore, e la macchina va più veloce. Urlando, gridando, e la macchina va più veloce. E queste sono stradine siciliane”. Nel frattempo, un amico del conducente seduto davanti avrebbe chiesto: “Vengono tutti a casa tua, vero?”, sentendosi rispondere dal guidatore: “No, assolutamente no, non viene nessuno”. Da qui la deduzione di Stephanie: “Quindi ho capito che persino l'amico non capiva bene cosa stesse succedendo. Era confuso”.

I dubbi sulla credibilità della storia aumentano quando racconta che, arrivati in un comprensorio recintato dopo dodici chilometri, ha aperto la portiera “e ho solo corso e corso, più a lungo possibile, prima di trovare un oggetto dietro cui nascondermi e controllare se fossi seguita, e non lo ero”. Sembra quasi un racconto tratto da qualche film giallo ma non è finita qui la presunta disavventura raccontata dalla turista perché, dopo aver incontrato una guardia giurata (con i lampeggianti accesi) mentre faceva un controllo in un borgo, e aver chiesto un passaggio, l'uomo avrebbe deviato in un vicolo. “Si ferma in questo vicolo ed è determinato a tradurre sul mio telefono. Così alla fine gli ho dato il telefono quando ha smesso di guidare, e lui ha digitato sul telefono: 'Cosa farai per me per averti riaccompagnato a casa?'”.

Anche in questo caso, la reazione è stata un'immediata corsa nei campi: “Così ho fatto la stessa cosa. La portiera era aperta e sono corsa in un vigneto”. Dopo aver seminato anche la guardia giurata, la donna ha continuato a camminare da sola verso il suo hotel al buio, nascondendosi ogni volta che scorgeva i fari di un'auto in lontananza, non volendo correre rischi con nessun altro passante. Durante il tragitto, si sarebbe fermata presso alcuni distributori automatici solo per acquistare da bere, con l'intenzione di lasciare una traccia bancaria dei suoi spostamenti qualora le fosse successo qualcosa. Una volta arrivata a destinazione, ha confessato di aver “pianto per tutto il giorno successivo” prima di ricongiungersi con il gruppo del kitesurf, i cui membri sono rimasti stupiti. Si arriva a parlare perfino di “doppio rapimento” nel titolo del New York Post e non ci sono tracce di denunce per il momento, solo un racconto affidato alla stampa.

"Non è assolutamente una cosa italiana", ci ha tenuto a precisare evidenziando che il guidatore era un expat e spostando l'attenzione sul proprio Paese: "Sfortunatamente per me e per molte mie amiche, cose molto peggiori ci sono successe qui in Australia".

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