Brahim Baya, il predicatore islamico di Torino, festeggia il 7 ottobre. Il giorno del pogrom commesso per mano di Hamas che ha ucciso oltre 1200 israeliani, viene letto come una giornata da ricordare. È per questo che, mentre ricorda l’appuntamento in piazza Castello per il 10, giorno della mobilitazione nazionale, elogia i “3 anni di genocidio. 78 anni di resistenza. Gaza ha cambiato noi e il mondo. Ha fatto cadere maschere, ma ha anche mostrato la forza dei popoli quando rifiutano di abituarsi all’ingiustizia. La Palestina è ancora qui. E noi con lei”.
I disegni dei bambini, gli oggetti deformati dalle fiamme, 44 terabyte di testimonianze: cosa resta del 7 ottobre tre anni dopoProprio Baya che ha osannato i missili iraniani, che ha elogiato la resistenza palestinese e quella libanese (quindi Hamas ed Hezbollah), oggi imperterrito continua a ricordare il giorno di un attentato terroristico. Se non è incitamento all’odio questo, che cos’altro serve?
Il fenomeno emulativo è dietro l’angolo, eppure è ancora libero, con le migliaia di persone che lo seguono, di scrivere simili indecenze nel nostro Paese.
Intanto, le manifestazioni di oggi a Bergamo, Lecco, Lucca e Vicenza, indette dai Giovani Palestinesi Italiani (Gpi) sono state vietate dalle rispettive questure: volevano scendere in corteo per commemorare questo giorno, per poi fare il bis pochi giorni dopo. Hanno gridato alla censura e al pericolo democratico, ma è stata una scelta di buonsenso e il minimo sindacale in una democrazia come la nostra.
