Nel seggio protetto dagli italiani: uomini in coda, ma niente donne

Chakab (Afghanistan)Alle 9 di mattina la fila è un lombrico rattrappito in una corazza smisurata. Poche decine d’elettori guardinghi tra la paglia e il fango della moschea. Tutt’attorno i guardiani. Dentro e fuori i poliziotti tra scarponi slacciati, divise impolverate, pick up, sacchetti di sabbia, reticolati e mitraglie dell’era sovietica. Tutt’attorno l’esercito afghano a mezza collina. Più su, a semicerchio, un plotone del 187° battaglione Folgore pronto a fulminare a colpi di Browning il più ardito dei talebani.
Chakab, un centinaio d’abitazioni 30 chilometri a sud della base Tobruk di Bala Baluk, non è un villaggio qualsiasi. Tra quel grumo di mezze volte d’argilla si è fatto le ossa il mullah Said Ayub, uno dei quattro signori talebani della provincia di Farah. A fianco della moschea diventata sezione elettorale corre la ring road, lo smisurato ovale d’asfalto che collega le città ai quattro angoli del paese. Da quel rettilineo d’asfalto può piombare un camion imbottito d’esplosivo, dalle montagne possono arrivare colpi di razzo e mortaio, dalla polvere può materializzarsi un kamikaze pronto a trasformare le urne in mattatoio. I votanti non abbondano e la paura si fa palpabile non appena il ventiduenne presidente di sezione Said Akham allunga il suo sinistro calamaio verde. Abdul fa un passo indietro. «Devo proprio?». Said riparte paziente. «Chi non c’infila il dito può votare altrove, se rifiutate niente scheda». Abdul ci riprova. «I talebani controlleranno chi ha votato, mi taglieranno le dita».
Said tace. È un prendere o lasciare, una scommessa tra paura e orgoglio. Abdul sceglie il secondo, tuffa il dito, disegna o la sua impronta sul registro appoggiato nella polvere del pavimento, corre ai paraventi. «È da stamattina che va avanti così - racconta Said -. Discutono, si mettono paura a vicenda e davanti all’inchiostro vorrebbero fuggire, per convincerli non devi offrirgli possibilità. Finora funziona, qui chi entra esce con il dito blu». L’unico a non aver paura è Akhtar Mohammed, il falegname del villaggio. Ha 50 anni ne dimostra 80, ma è il più deciso. «Vivo qui e se il governo mi chiede di votare lo faccio, le minacce dei talebani sono stupidaggini... dicono che il voto è illegale perché ci sono gli stranieri, ma il problema sono loro, se non ci fossero loro non ci sarebbe bisogno di voi italiani o degli americani».
Chi non corre rischi sono le donne. Ne scendono due da un pick up, due fantasmi sotto un drappeggio di burqa blu cobalto, s’affacciano alla moschea, rimontano in fretta sul cassone, scompaiono come un carico indesiderato. Gulam Dastakhim l’emissario del governo scuote la testa. «Per loro in questo distretto non c’è possibilità. Dovevamo aprire delle sezioni con delle scrutatrici, ma a Farah avevano tutte paura dei talebani, non ne abbiamo trovata neppure una disposta a venire». Al seggio nessuno si scompone. «In fondo - commenta un turbante bianco - non sanno neanche a cosa serve finiremo solo prima».
In effetti l’esperimento non dura molto. Alle 10. 15 di mattina la lenta fila non produce più di 81 votanti su 600 e passa iscritti. E da lì a poco il sole spietato del deserto e le notizie infauste chiudono i giochi. Mentre la temperatura cresce il passaparola semina ansia. A Bala Baluk la base italiana è bersagliata da tre razzi, a nord di Farah una colonna di bersaglieri arrivata in soccorso dell’esercito afghano si ritrova sotto il fuoco dei mortai, nella Zirko valley a est di Shindad due seggi sono in fiamme. Così mentre a Herat il governatore Ahmad Yousuf Nuristani, descrive file di donne entusiaste e seggi straboccanti di gente qui nel deserto della provincia di Farah prende forma un altro mondo. Dalle 11 in poi il seggio è un ritrovo per pochi amici. Il registro alle 14.30 registra 110 votanti. All’ora di chiusura lo smilzo elenco dei votanti non supera quota 125. A Dowlatabad, un altro degli unici 5 seggi aperti nel distretto di Bala Baluk, non si sono contati più di 20 elettori in tutta la giornata. Insomma è quasi democrazia, ma solo per cittadini maschi e coraggiosi.

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