Nessuno difende Di Pietro. Spunta un altro filone

Dagli alleati politici ai compagni di partito fino alla stampa amica: tutti zitti. Nel terremoto giudiziario il leader Idv scopre di non piacere più. E spunta un'altra inchiesta: una lista civica per le Regionali 2005 in Calabria accusa l'Idv: "Ci devono i rimborsi, c'è l'accordo firmato"

Nessuno difende Di Pietro. Spunta un altro filone

Roma - Vuoi vedere che finisce in paradosso, coi suoi fedeli che arrivano a paragonarlo all’arcinemico, all’outsider della politica per eccellenza, al leader estraneo ai poteri forti e sotto attacco dalla magistratura, ovvero a sua diabolicità Silvio Berlusconi? Succede anche questo nel day after dipietrista, il giorno dopo la notizia delle indagini sull’indagatore massimo Antonio Di Pietro. «Un atto dovuto», si affretta a dire la truppa Idv in Transatlantico, rispondendo pavlovianamente all’input dettato dal capo. Sì però... Però, che una Procura metta sotto inchiesta l’ex Pm fa un effetto disorientante in un partito abituato a procedere a braccetto con procuratori e pubblici ministeri. «Dovevano aprire quel fascicolo, tutto in regola», ripetono, sì però... Però quei titoli su tutti i giornali, «Di Pietro indagato per truffa», qualcosa hanno smosso nelle profondità della pancia dipietrista. Soprattutto ha colpito un fatto: la solitudine del leader, lasciato in ammollo dagli «alleati» del Pd, che finora l’avevano usato come ariete contro il berlusconismo (giocando pericolosamente col fuoco, chiedere ai due ex segretari Democratici bruciati nel giro di un annetto anche grazie al logoramento dell’amico Tonino...). Nemmeno uno scarno comunicato di solidarietà, neanche due misere righe alle agenzie, per dire poi niente di che, semplicemente un gesto di fair play tra compagni di opposizione, nel momento in cui tocca a Tonino cuocere sul barbecue giudiziario. Invece dai vertici del Pd mutismo assoluto, quasi che l’incidente di Di Pietro risultasse alla fine un punto a proprio favore, visto che lui non perde occasione per mettere becco in casa democratica, agitando la questione morale o l’eterno ripetersi di Tangentopoli, quando da quelle parti arrivano avvisi di garanzia o arresti. Chi la fa l’aspetti, sembra essere l’inconfessato motto nel Pd sul caso Di Pietro.
Qualcosa di preoccupante, anche alla luce di un disegno persecutorio più vasto, che Tonino comincia a prendere dannatamente sul serio. Quando il Corriere della sera, organo dei potentati economici (banche, assicurazioni, grandi gruppi industriali...) che siedono nel patto di sindacato di Rcs Media Group, ha pubblicato le foto di Tonino con Bruno Contrada, e poi è tornato sui buchi neri della sua carriera provocando due sue piccate richieste di rettifica, Di Pietro ha evocato chiaramente uno scarto nello scenario abituale: «Contro di me si stanno organizzando i poteri forti», disse. L’erompere in questo quadro di un’inchiesta giudiziaria sui conti del suo partito e sulla sua persona, lui che è il paladino della magistratura che finora aveva sempre archiviato le accuse dei suoi moltissimi accusatori (tutti ex amici), beh, è un tassello che aggiunge un’ulteriore tonalità di giallo alla nuova stagione dipietresca. «C’è una regia dietro tutte queste cose all’apparenza scollegate: vecchie foto che escono dai cassetti, accuse infondate dalla cricca sugli affitti di Propaganda Fide al partito, ora l’apertura di un’inchiesta al tribunale di Roma su un fatto già noto e già archiviato...» ragiona un parlamentare Idv. Da Grande Inquisitore a Gran Perseguitato? Solo una suggestione, forse, a cui qualcuno vuol legare la presenza di un noto fustigatore di banche, assicurazioni e altri Poteri con la p maiuscola: Elio Lannutti, storico presidente Adusbef e senatore dell’Idv.

Se l’accerchiamento giudiziario-plutocratico di Tonino resta ancora fantapolitica, l’isolamento invece è un fatto certo. I veri amici si vedono nel momento del bisogno, e in questo momento le spalle di Tonino sono piuttosto deserte, a parte l’appoggio scontato degli uomini che senza di lui il Parlamento lo avrebbero visto solo in tv. Ce ne sono altri invece che hanno un’aura di autonomia, tipo Luigi De Magistris, che non hanno dimostrato grande attaccamento alla causa. L’ex Pm napoletano ha fatto la dichiarazione più fredda e neutrale che si potesse immaginare: «Lasciatemi vedere le carte, poi dirò cosa penso...». Le carte? Bella fiducia nel leader, si lascia sfuggire un senatore dipietrista. E non è l’unico a criticare la prudenza pelosa di De Magistris (che ieri evocava una congiura dei «poteri forti»...). «Sbaglia politicamente dicendo di voler leggere le carte, forse pensa di fare ancora il Pm - attacca il deputato Idv Franco Barbato, l’unico che ha il coraggio di uscire allo scoperto - io metto la mano sul fuoco sulla regolarità dei conti Idv e sull’operato di Antonio. L’unica mia perplessità semmai riguarda la presenza della moglie (Susanna Mazzoleni, ndr) nell’organismo che riscuote i rimborsi, visto che non fa parte del partito. Ma sulla trasparenza non ho dubbi, tant’è vero che prenderò la tessera dell’Idv, perché va sostenuta la trincea della resistenza». Anche chi si aspettava un editoriale difensivo di Marco Travaglio sul Fatto di ieri, è rimasto a bocca asciutta. Come dicono i proverbi contadini, è solo sulla famiglia che si può contare. È per questo, forse, che nel partito di Tonino son tutti cognati, fratelli, figli, mogli...

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