Nobel per la Fisica? A Obama, per la scoperta dell’acqua calda

Caro Paolo, so che di Obama hai più volte trattato, ma, forse, l’anticipazione che ti do può indurti a tornare sul tema. Quanto al resto, ricorderai la mitica «pizza Raffo» che il pizzaiolo del Frescale, in quel di Tramonti, mi ha dedicato. Ebbene, anche lo chef Andrea Graziano, del Mediterraneo di Brissago Valtravaglia, ha voluto onorarmi con un magnifico piatto di manzo argentino «alla della Porta Raffo». Squisito, come, d’altra parte, la da te denigrata pizza. Ed ecco l’anticipazione: persone delle quali assolutamente mi fido, vicine alla Casa Bianca, mi dicono che il presidente Barack Obama sarà insignito del premio Nobel per la fisica. Fatto è che, non molte settimane orsono, insonne, aggirandosi il Nostro nelle cucine di White House, gli è capitato di chiedere un uovo sodo. Il cuoco aveva, per caso, sul fornello un pentolino colmo d’acqua ora fredda ma in precedenza usata per una differente bisogna. Di lì a pochissimo, il liquido bolliva. Si è, in cotal modo, reso conto Obama dell’esistenza della «memoria dell’acqua», fenomeno per il vero già noto ad Aristotele e del quale si era occupato Jacques Benveniste. In pratica, forse in quanto le molecole conservano appunto «memoria» della precedente bollitura, se nuovamente collocate sul fuoco, arrivano più rapidamente al desiderato dunque. Direte: «Ma se si tratta di qualcosa di conosciuto, perché il presidente dovrebbe essere insignito come sopra riportato?». Così ragionando, però, quando mai il buon Barack avrebbe vinto il Nobel per la pace?
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Con le tue provocazioni dadaiste finisci per sparare sulla Croce Rossa, caro Mauro. E non si fa, specie in tempi natalizi, quando dovremmo sentirci tutti più buoni. Povero Obama! Ormai è bersaglio (parlo degli Stati Uniti: qui da noi, terra di obamabamba, egli è ancora il messia, l’uomo della speranza e dunque guai a scherzarci su) d’ogni ironia, d’ogni lazzo e irrisione. Ha deluso, ma ha deluso i babbei che ne avevano fatto l’Uomo del Cambiamento, dimenticando che è pur sempre il presidente degli United States of America. Uno yankee o, se si preferisce, un gringo purus putus, fatto e sputato. Inutile che ti dica, mon cher Maurò, che il Barack retrocesso a Barackino m’è diventato simpatico, specie adesso che berlusconeggia un po’. Che fa lo sbrasone (in meneghino: ganassa), che si assegna un otto in profitto e dichiara, sfoderando una faccia tosta di prima classe, d’aver mantenuto tutte le promesse fatte in campagna elettorale. E che col diploma di Nobel per la pace in mano tesse l’elogio della guerra giusta facendo seguire alle parole i fatti (altri 40mila marines inviati sul campo di battaglia. Manco fosse Bush o Reagan). Sapessi come masticano amaro gli obamabamba! Un paio della mia cerchia, categoria obamabambissimi, ancora sperano, andando dicendo d’aver pazienza e che un domani (è sempre domani, per i bamba) il messia caccerà gli artigli sistemando il mondo, purgandolo dal male, dalla guerra, dalla povertà, dalla fame, dalla gripa puerca, dallo strapotere delle multinazionali, dal global warming e, va da sé, da Berlusconi. Un domani.
Con questo non voglio dire che quel simpatico pennellone non creda alla leggenda metropolitana della memoria dell’acqua. È molto probabile che abbia abboccato alla panzana del fu Jacques Benveniste, quando gli sarebbe stato sufficiente fare la prova col pentolino. E controllare se l’acqua, avendo mantenuto memoria d’una precedente bollitura, bolliva davvero in un fiat. Per un che credé ad Al Gore, tutto è possibile.

E parimenti è possibile che, vista la caratura dei membri della Real Accademia svedese delle Scienze e per stare alla tua provocazione, egli si pappi, per la «scoperta», un Nobel per la fisica. Da quando l’assegnarono a Dario Fo, il Nobel è diventato la versione solenne di Scherzi a parte ed è dunque giusto che lo spettacolo continui.
Paolo Granzotto

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