«Non sarà un compito facile per le nostre forze di pace»

Il tenente colonnello Scalisi: «La situazione è sempre tesa sulla “linea blu”, dovremo affrontare una dose di rischi»

Fausto Biloslavo

da Beirut

Veterano della Bosnia, del Kosovo e dell’Irak, il tenente colonnello Salvatore Scalisi, è l’ufficiale italiano più alto in grado della missione Onu nel sud del Libano fino all’imminente sbarco del nuovo contingente tricolore. Ufficiale di cavalleria, che si è fatto le ossa sul vecchio confine di Trieste durante la guerra fredda, è poi diventato pilota di elicotteri. Baffi ben curati, dal 2004 comanda un pugno di caschi blu italiani nel Paese dei cedri. Classe 1958, originario della provincia di Catania, ci accoglie fra mille telefonate nel quartier generale della missione Onu a Beirut.
Se lo immaginava l’arrivo di tremila soldati italiani nel sud del Libano e il comando della missione dell’Onu il prossimo anno?
«Assolutamente no. Tenga conto che gli italiani nel contesto di Unifil ci sono sempre stati, come parte dello staff di comando e con la punta di diamante della componente elicotteri. Però eravamo il contingente più piccolo (53 uomini, nda), dopo gli irlandesi che sono sette».
Nelle prossime 24 ore sbarcherà la forza anfibia composta da circa 800 soldati italiani. Quale situazione troveranno sul terreno?)
«La situazione lungo la “blu line” (il confine fra Libano ed Israele, nda) è sempre stata abbastanza tesa, ma le due parti erano come delle molle che non sono mai scattate. Quello che è accaduto si è rivelata una sorpresa per tutti.
Il nuovo contingente non rischia di finire fra due fuochi, con razzi e bombe che volano, sopra le teste dei caschi blu?
«Questo potrebbe capitare, come è già successo in passato. Mi sembra ovvio che c’è una crisi e i caschi blu hanno un compito non facile, quindi è ovvio che dobbiamo accettare una certa dose di rischio. D’altro canto è il nostro mestiere, anche se lo scoppio delle ostilità ci aveva sorpreso addirittura in vacanza con le nostre famiglie».
Cosa intende?
«Tre famiglie di ufficiali italiani impegnati nella missione Unifil erano in vacanza a Tiro, con i bambini, quando è scoppiato il pandemonio. Fra i familiari c’era anche la moglie del capitano Punzo che poi è rimasto ferito. Li sentivamo al telefono e dicevano: oggi siamo ancora vivi. Inoltre c’erano altri civili italiani nel sud, come un certo Mollica che è rimasto dieci giorni chiuso in un bunker a causa degli aspri combattimenti. Alla fine siamo riusciti a portare tutti in salvo».
Uno dei nodi irrisolti è il disarmo degli Hezbollah. Saremo coinvolti in questo delicato compito?
«Come ha spiegato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, il disarmo spetta all’esercito libanese».
Ma se passa nel nostro settore un camion carico di razzi degli hezbollah cosa devono fare i caschi blu italiani?
«Prima di tutto fermarlo, ma poi sarà l’esercito libanese che dovrà sequestrare le armi. Se invece scaturisse una minaccia nei nostri confronti, avremmo delle regole d’ingaggio che ci permettono di rispondere adeguatamente. Regole che prevedono la protezione del personale e dei civili ed una risposta commisurata all’offesa».
Le nostre navi controlleranno anche le coste ed eventuali rifornimenti di armi via mare?
«Sicuramente è un compito previsto dalla missione, ma non è detto che spetterà a noi. Stanno stringendo accordi al Palazzo di vetro su quale nazione metterà a disposizione le navi per questo tipo di attività».
Quando si ritireranno gli israeliani?
«Quando avranno la certezza che il traffico di armi sarà cessato e che la minaccia che loro percepiscono non sarà più tale. Non hanno precisato una data, pur indicando che il dispiegamento completo dei caschi blu comporterà il loro ritiro. La nuova forza di Unifil è per gli israeliani una garanzia di sicurezza».
Il dispiegamento dell’esercito libanese come sta procedendo?
«Bene, anche se non è completato essendoci ancora gli israeliani presenti sul territorio».
Libanesi ed israeliani stanno collaborando?
«Assolutamente sì e in questo contesto Unifil ha un ruolo importantissimo. I caschi blu contrattano con le due parti una sorta di zona cuscinetto in modo da permettere agli israeliani di ripiegare in sicurezza lasciando spazio alle forze libanesi».
Invece ci sono problemi sul confine siriano, perché il governo di Damasco non vuole i caschi blu...
«No comment, assolutamente no comment. Per il momento è previsto solo il dispiegamento dell’esercito libanese».