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Il futuro secondo Rokid: “Entro 5 anni ci libereremo degli smartphone”

Siamo in un’era di cambiamenti e l’IA riscriverà le regole dei dispositivi che utilizziamo: ne abbiamo parlato con il CEO di un’azienda che lavora sugli occhiali smart

Il futuro secondo Rokid: “Entro 5 anni ci libereremo degli smartphone”

Gli smartphone sono diventati il centro della nostra vita digitale, ma per Misa Zhu, CEO e fondatore di Rokid, questa fase potrebbe essere molto più vicina alla fine di quanto immaginiamo. L’ambiziosa previsione arriva direttamente dal quartier generale di Rokid, a Hangzhou, dove ho incontrato il CEO dell'azienda che sta lavorando agli occhiali smart di oggi e di domani.

“Nei prossimi tre o cinque anni assisteremo a un cambiamento profondo nel modo in cui interagiamo con la tecnologia. E il dispositivo simbolo di questa transizione non sarà un nuovo telefono, ma un paio di occhiali smart”.

Zhu è arrivato a questa previsione analizzando la storia stessa del personal computing che, negli ultimi decenni, si è sempre evoluto attraverso cambiamenti di interfaccia. La prima era è stata quella della “command line”, una fase che i più giovani non hanno mai vissuto e in cui si poteva interagire con il computer attraverso comandi testuali.

Era l’epoca in cui i comandi erano predefiniti: bisognava conoscerne la sintassi, e non si poteva uscire dal seminato. Poi sono arrivate le interfacce grafiche, le finestre, le icone e le applicazioni. Pur essendo passate diverse decadi, l’epoca delle interfacce grafica è la stessa in cui viviamo ancora oggi. Tocchiamo uno schermo, apriamo un’app, utilizziamo un computer portatile tramite mouse: il concetto alla base, è sempre quello.

Secondo Rokid, però, l’intelligenza artificiale cambierà anche questo paradigma: se davvero entreremo in una fase dominata dall’AI, non potremo continuare a usare strumenti pensati per un’altra era. Così come la tecnologia della comandi testuali non è sopravvissuta al passaggio alle interfacce grafiche, anche l’attuale modello basato su smartphone e app potrebbe non essere quello più adatto alla prossima generazione.

Per Zhu, gli occhiali smart rappresentano il candidato naturale a diventare l’interfaccia dell’era dell’intelligenza artificiale. Non perché debbano semplicemente replicare lo schermo dello smartphone proiettandolo davanti agli occhi, errore già visto più volte nel mondo della realtà aumentata, ma perché possono cambiare il modo in cui riceviamo informazioni e interagiamo con il mondo.

Il punto centrale è l’abbattimento della curva di apprendimento: oggi, per usare uno strumento digitale, bisogna sapere dove andare, quale app aprire, quale menu cercare. Per quanto intuitive possano essere le interfacce, per alcuni sistemi bisogna ancora imparare. Con l’intelligenza artificiale, almeno nella visione di Rokid, questo passaggio dovrebbe diventare molto più naturale perché basterà chiedere all’IA che, tra le altre cose, può già oggi vedere tramite telecamere le stesse cose che stiamo osservando, cosa che aggiunge il contesto alle informazioni che l’intelligenza artificiale utilizza per elaborare una risposta.

Gli occhiali smart possono sovrapporre informazioni alla realtà, leggere quello che abbiamo davanti, tradurre una conversazione, mostrare sottotitoli in tempo reale… tutto senza interrompere completamente quello che stiamo facendo.

Nell’intervista, Zhu affronta anche il tema più delicato: l’intelligenza artificiale è una minaccia o un’opportunità? La risposta, nelle sue parole, richiama Star Wars. L’AI non è cattiva in sé, è come la Forza: esiste un lato oscuro ed esiste un lato chiaro. Dipende da come la si usa, da chi la controlla e soprattutto da quanto viene messa al servizio delle persone.

La metafora tradisce le passioni del CEO di Rokid, che non nasconde il fascino verso l’universo fantascientifico di Star Wars visto che anche l’asta dei suoi occhiali è personalizzata con il logo dei film.

Passando al tema degli sviluppi futuri, la roadmap di Rokid è interessante perché siamo vicini ad una prima pietra miliare: quella degli schermi a colori. Oggi la tecnologia già in vendita propone un’interfaccia a risoluzione 480p monocromatica (in verde).

Il primo passo dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno, con il passaggio al 480p a colori. Nel 2027 l’obiettivo è arrivare a una risoluzione 800 x 600 pixel a colori e, dal 2028 in poi, la prospettiva è quella di una nuova generazione di occhiali smart con proiezione a risoluzione 720p e a colori.

Un altro passaggio importante, poi, riguarda l’accessibilità. Gli occhiali smart possono diventare strumenti molto concreti per chi ha disabilità sensoriali. Per le persone con problemi di udito, ad esempio, la possibilità di visualizzare sottotitoli in tempo reale davanti agli occhi può trasformare una conversazione, una riunione o un evento pubblico in qualcosa di molto più accessibile.

Per chi ha problemi di vista, invece, l’intelligenza artificiale può lavorare in direzione opposta, leggendo le informazioni tramite l’occhio della fotocamera. Gli occhiali possono osservare ciò che c’è davanti alla persona e trasformarlo in audio, leggendo testi (senza che questi siano scritti in Braille), descrivendo oggetti, interpretando cartelli o aiutando a comprendere l’ambiente circostante.

Certo, la previsione di Zhu sulla fine dello smartphone in tre o cinque anni è coraggiosa ed è difficile pensare che un oggetto così centrale nella nostra attuale vita sparisca di colpo.

Ma è realistico pensare che siamo all’inizio di una fase di transizione e che faremo sempre più a meno del cellulare. Magari lo avremo comunque in tasca, ma solo come “unità di elaborazione” che processa informazioni che vengono poi fruite tramite gli occhiali con l’aiuto dell’IA.

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