Obama annuncia: l’influenza A è «emergenza nazionale»

L'annuncio nelle case degli americani è arrivato la mattina del sabato: l'influenza A è diventata negli Usa una emergenza nazionale dopo che nella notte di venerdì il presidente Barack Obama ha deciso di firmare il documento che permetterà al segretario alla Salute, Kathleen Sebelius, di scavalcare le regole federali per gestire in maniera più immediata la lotta contro la diffusione del virus. Una decisione che la Casa Bianca ha preso quando ormai il ceppo A H1N1, o più volgarmente l'influenza "suina", si è diffuso in 46 stati e ha provocato più di mille vittime.
L'obiettivo del numero 1600 di Pennsylvania Avenue è proprio rimuovere tutte le pastoie burocratiche che potrebbero impedire a chi si sia ammalato di avere un immediato accesso alle cure. "Come nazione - ha scritto Obama in una nota che annuncia il provvedimento - abbiamo preparato tutti i livelli dell'amministrazione e come individui e comunità siamo pronti a intraprendere passi senza precedenti per contrastare la pandemia", che, sempre secondo quanto ha scritto il presidente statunitense, sta continuando a evolversi e sta crescendo rapidamente in certe aree "rischiando di bruciare le risorse del sistema sanitario". Il problema è prevalentemente burocratico, con i medici che spesso non possono agire, bloccati dalle regole e dalle clausole dei vari programmi assicurativi che caratterizzano il sistema sanitario statunitense, come il Medicar e il Medicaid.
Una situazione che si unisce alla mancanza dei vaccini: il governo aveva previsto di avere circa 40 milioni di dosi del siero consegnate entro la fine di ottobre, mentre - secondo quanto ha scritto il Wall Street Journal - ce ne sarebbe meno della metà. Al momento, infatti, negli Usa sarebbero state consegnate appena 16,1 milioni di dosi, con grossi ritardi dovuti a molte difficoltà produttive. "Ora siamo vicini al punto in cui pensavano saremmo stati", ha spiegato il direttore dei Cdc (Centers for disease control) Thomas Frieden, aggiungendo di essere fiducioso che alla fine "tutti quelli che vogliono essere vaccinati lo saranno". Il problema è capire se lo saranno in tempo, visto che l'influenza A sembra aver anticipato il picco di quella stagionale, che era atteso per la seconda metà di novembre. Fra le questioni sul tavolo, ricorda il quotidiano finanziario, c'è che la Gsk, che ha un contratto per la fornitura di 7,6 milioni di dosi di vaccino anti H1N1 agli Usa, non ha ancora ottenuto il via libera della Food and drug administration. Un problema che ha portato l'amministrazione Obama a rivedere le proprie stime: ora a Washington sperano di raggiungere le 50 milioni di dosi entro fine novembre e i 150 milioni in dicembre.
"La H1N1 si sta muovendo rapidamente, forse anche più di quanto ci aspettassimo - ha spiegato un funzionario della Casa Bianca -. Le regioni che si rendessero conto di essere diventate un focolaio, devono applicare prima possibile le nuove regole". Che, nella sostanza, stando al documento firmato da Obama, sono simili a quelle che i presidenti usano per affrontare cataclismi come uragani e terremoti. D'altra parte la situazione negli Usa è complicata: l'influenza A ha già fatto ricoverare oltre 20mila persone, e dei mille morti accertati almeno 100 sono bambini mentre, secondo le autorità sanitarie, stimare quante persone siano stato colpite è impossibile.
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