A Villa D’Este è il giorno delle opposizioni. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Matteo Renzi si confrontano al Forum Teha, ma ad accoglierli c’è un sondaggio tutt’altro che favorevole. La platea premia l’operato del governo: il 33% assegna all’esecutivo un 7, il 20% un 8 e il 6,7% un 9. Per l’opposizione il quadro è opposto: il 28% dà un 3 e il 17% un 4. In questo clima Giuseppe Conte non perde tempo ad attaccare Giorgia Meloni. “Siamo in calo sulla crescita del Pil e della produzione industriale e abbiamo un serio problema di salari reali e potere d’acquisto”, sostiene il leader del M5S, secondo cui “la stabilità è un’aggravante rispetto a quello che si poteva fare e non si è fatto”. Conte rivendica anche il lavoro già avviato con le altre opposizioni: “Sul programma abbiamo già lavorato insieme”. L’affondo più duro arriva però sulla difesa, “gli impegni militari sono stati scritti irresponsabilmente, Meloni lo sa che non possiamo spendere il 5% di bilancio negli armamenti”. Sulla stessa materia Schlein sceglie una linea diversa: non ventisette eserciti nazionali, ma una vera difesa europea. “Avere il coraggio di fare un grande salto in avanti nell’integrazione vuol dire anche sviluppare una vera difesa comune attraverso un esercito comune”. Ma è proprio qui che emergono le prime incongruenze, uno contesta la spesa militare e parla di risorse sottratte al Paese, l’altra vuole un esercito comune. Il solito problema della sinistra da anni, non riescono a pensarla almeno su un argomento allo stesso modo.
E poi la politica estera di Donald Trump viene bocciata da oltre il 90% degli imprenditori e manager presenti a Villa d’Este.
Insomma, un ambiente poco incoraggiante per i numeri sì, ma anche per le idee comuni del campo largo che a quanto pare non sono così tanto comuni.
