La politica scopre di avere un nemico comune: l’abuso dei social e lo smartphone senza limiti tra gli adolescenti. Un tema che supera le consuete divisioni tra destra e sinistra e su cui Giorgia Meloni sceglie di non chiudere la porta.
«Non sono contraria» al divieto dei social network per gli under 14, dichiara a Repubblica. «Spetta al Parlamento valutare se riprendere anche il lavoro fatto sul divieto di social ai minori di 14 anni».
Dalla Lega ad Avs, da Fratelli d’Italia a Forza Italia e Noi Moderati, sono diverse le proposte depositate per regolamentare l’accesso alle piattaforme digitali, fissando limiti d’età tra i 14 e i 16 anni e introducendo la verifica anagrafica. Riccardo Zucconi è il primo firmatario della proposta di Fratelli d’Italia: «L’accesso illimitato ai social e a pessimi contenuti della rete rappresenta un danno che procuriamo quotidianamente agli adolescenti. Possiamo nascondere il problema ma allora saremmo complici, lasciandoli esposti a rischi che non sono ancora pronti ad affrontare, con danni irreversibili alla loro crescita intellettuale e esistenziale».
Un altro tassello arriva da Noi Moderati con Mariastella Gelmini: «Sono d’accordo con il ministro Crosetto. La violenza corre veloce anche sul web, servendosi di strumenti non convenzionali come social e App. In Parlamento ci sono proposte che provano a regolamentare l’accesso dei minori ai social, penso al testo Mennuni che ho sottoscritto e alla proposta presentata insieme alla collega Carfagna. E da qui partiremo per presentare un emendamento al decreto cortei. Mettiamo la tutela dei minori al centro, prestando attenzione anche al lavoro prezioso che l’Europa ha fatto».
Anche Forza Italia chiede una stretta. «È sotto gli occhi di tutti il legame stringente tra i gravissimi fatti di Milano e gli effetti distorsivi che queste piattaforme possono generare. Abbiamo depositato una proposta di legge specifica. È necessaria una legge destinata a funzionare e a restare. Il nostro obiettivo non è soltanto fare presto, ma, soprattutto, fare bene, coinvolgendo l’Ue, senza commettere gli errori fatti in Australia», sottolinea Paolo Emilio Russo. La sfida ora sarà trasformare queste convergenze in una norma efficace, evitando che il divieto resti solo sulla carta.
