L’emendamento a prima firma Marco Lisei reintroduce le preferenze nella legge elettorale. Ne è sicura Fratelli d’Italia, che dopo la votazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato, esulta. «Lo avremmo voluto fare già alla Camera con l’emendamento Bignami, e restituiamo agli italiani la possibilità di scegliere», dicono i parlamentari meloniani che siedono in quell’organismo.
Per la minoranza, invece, trattasi di «emendamento farsa». Ferma la reazione del Pd, che con il senatore Alessandro Alfieri, che è tra le guide della piccola corrente dei riformisti, replica sostenendo la persistenza dei «super bloccati» dal premio di maggioranza. «Ci saranno poi i capilista bloccati dei singoli partiti che anche in questo caso i cittadini non potranno scegliere», insiste il dem. E infine gli elettori troveranno sulla scheda «i candidati e le candidate che possono essere scelti con le crocette, la stragrande maggioranza dei quali, però, non potrà mai essere eletta per come congegnato il sistema».
Insomma, la reazione del partito guidato da Elly Schlein (ma anche delle altre forze progressiste) sembra confortare la lettura della maggioranza, secondo cui l’opposizione non vuole le preferenze, in qualunque forma. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ricorda come le preferenze siano «da sempre» una battaglia del centrodestra: «Consentono ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti», chiosa. In questo clima, interviene anche il segretario della Cgil Maurizio Landini che invita a non cambiare la legge elettorale col fine di «vincere le elezioni». Una tesi bizzarra, considerate le volte in cui le regole del gioco sono state cambiate a ridosso del voto. Per la senatrice Raffaella Paita, d’Italia viva, il provvedimento che disciplina la presenza delle donne nelle liste elettorali costituisce una «farsa». Anche il ballottaggio, ulteriore possibile introduzione, resta argomento di stretta attualità. Ieri il generale Roberto Vannacci ha detto che chi vorrà i voti di Futuro nazionale dovrà «meritarseli». «La destra - ha continuato il generale - è certamente la nostra collocazione naturale, ma ‘naturale’ non significa automatica, subalterna o incondizionata».
