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Parlamento

Scontro su Delmastro, i 5s vogliono le chat

Restano secretate le telefonate con Caroccia, oggi si riunisce la Giunta per decidere se darle ai pm. Show dei grillini in Aula

Protesta dei Cinque stelle A sinistra una foto d'Aula, con i grillini sui banchi che protestano con lo striscione «Fuori le chat» Sotto l'ex sottosegretario Fdi Andrea Delmastro

Interrotto solo dal week end, ieri è riesploso lo scontro politico sulle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro, contenute in un cd rimasto chiuso in «cassaforte» a Montecitorio da giovedì scorso, su disposizione del presidente della Camera Lorenzo Fontana, mentre l’opposizione continua a chiedere di leggerle. La Giunta per il regolamento, sollecitata dallo stesso Fontana, si riuniva ieri sera per decidere se l’altra Giunta, quella per le autorizzazioni, possa leggere le conversazioni sottochiave di Delmastro con l’ex ristoratore Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan Senese. La richiesta era arrivata dal presidente dell’organismo Devis Dori, di Avs. Fontana aveva però rimandato la palla al Regolamento e nel frattempo aveva congelato qualsiasi accesso al cd proibito trasmesso dalla Procura di Roma con la richiesta di poterlo acquisire trattandosi di corrispondenza di un parlamentare. Doris ieri si è presentato comunque negli uffici di Montecitorio chiedendo di visionare le chat, in quanto presidente della Giunta, ma è stato respinto. Il deputato parla di «conflitto istituzionale», perché «da nessuna parte è scritto che io non possa farlo. In questo modo un presidente di un organismo chiave si viene a trovare privato di autonomia di scelta, questo non è accettabile. Il mio unico scopo è di garantire le prerogative della Giunta autorizzazioni».

Il caso è quello della Bisteccheria d’Italia, il locale della Capitale in cui Delmastro era stato socio, insieme ad altri esponenti piemontesi di Fdi, con la stessa figlia di Caroccia, la 19enne Miriam. Poi Caroccia senior era finito in carcere, e l’ex sottosegretario e gli altri Fratelli hanno abbandonato la società, la «5 Forchette Srl». L’esponente di Fdi ha sempre detto di non aver mai saputo dei guai giudiziari di Caroccia, tanto da aver ceduto le quote non appena appreso della sentenza di condanna. Ma ora la Procura di Roma indaga Caroccia padre e figlia per riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravati dall’agevolazione mafiosa. Delmastro non è indagato, ma per i magistrati quel ristorante in realtà avrebbe riciclato i proventi illeciti del clan Senese proprio attraverso la presenza di Caroccia. Per continuare a indagare i pm hanno sequestrato il cellulare dell’ex oste. Lì dentro ci sono anche le chat, ma non solo quelle, con Delmastro, che ha ribadito di non aver nulla da nascondere, tanto da averle lui stesso inviate nei giorni scorsi alla Procura. Così come ha fatto l’avvocato di Caroccia, Fabrizio Gallo, convinto che i messaggi nel telefono, non solo con Delmastro ma anche con terze persone, possano dimostrare l’assenza di qualsiasi legame criminale del suo assistito. Ma essendoci anche quelle di un deputato la Procura non può aprire i file senza l’autorizzazione della Camera. La Giunta per le autorizzazioni aveva già respinto l’istanza dei pm, ma la settimana scorsa, poco prima del voto definitivo dell’Aula, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi aveva inviato una lettera a Montecitorio sollecitando l’autorizzazione a poter leggere le conversazioni, dato che erano state anche depositate dall’avvocato di Caroccia e visto che Delmastro aveva ribadito di non aver nulla da nascondere. Ma ieri è scattata la bagarre politica. In aula i Cinque stelle hanno esposto striscioni con scritto «Fuori le chat! Aprite la cassaforte!» mentre ne tiravano fuori una. Ancora più dura Chiara Appendino: «La destra si schiera con le mafie». E il Pd: «C’è un enorme timore rispetto al contenuto di quelle comunicazioni. Perché hanno paura?». Dario Iaia, Fdi, contrattacca: «Evocare addirittura un conflitto istituzionale appare come un tentativo di costruire uno scontro mediatico inesistente».

In attesa di capire chi potrà leggere quelle chat, la giunta per le autorizzazioni si tornerà a riunire oggi per decidere se tornare in Aula o richiedere un’ulteriore istruttoria dopo la lettera del Procuratore. La maggioranza non ne fa una questione politica ma «tecnica», a tutela delle prerogative parlamentari, a prescindere dal contenuto dei messaggi. E non si esclude che però tutto possa essere rinviato a settembre.

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