Prosegue senza sosta lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. La guerra tra il fondatore del Movimento 5 Stelle e il suo attuale leader si combatte ormai a colpi di video, vecchie dichiarazioni e ricordi tutt’altro che pacificati. Dopo aver accusato il partito di avere smarrito identità e diversità, il comico genovese è tornato all’attacco dell’ex presidente del Consiglio, scegliendo questa volta di affidarsi direttamente all’archivio.
La formula utilizzata sui social è quella apparentemente innocua dello “sblocchiamo un ricordo”. Il ricordo, però, è una stilettata politica. Grillo ha ripubblicato un filmato del 2022 nel quale Conte difendeva senza esitazioni il sostegno dei pentastellati al governo guidato da Mario Draghi. “Nessuno si permetta di dire che il Movimento 5 Stelle dice no Draghi. Il M5s dice sì a Draghi, lo ha detto quasi un anno fa e rafforza il suo sì“, affermava allora il leader grillino: “In questo momento il Paese è ancora in ginocchio, le emergenze si sono aggravate e i prossimi mesi saranno ancora più duri”. Parole nette, difficili da equivocare e oggi particolarmente utili a Grillo per alimentare la sua accusa: il Movimento avrebbe rinunciato alla propria natura originaria, trasformandosi progressivamente in una forza politica molto diversa da quella nata nelle piazze e sul web.
Il nuovo affondo arriva dopo il durissimo post pubblicato mercoledì dal comico genovese, secondo cui la sua creatura avrebbe “perso la sua identità e la sua diversità”. Conte aveva risposto rivendicando le battaglie condotte dal Movimento e rispedendo al mittente le accuse: “Il Movimento ha perso identità? Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi". Un tentativo evidente di ricordare a Grillo che la svolta governista del M5s non è cominciata con la sua leadership e che proprio il fondatore aveva contribuito ad aprire le porte all’esecutivo dell’ex presidente della Banca centrale europea.
Conte si riferiva alle parole pronunciate da Grillo il 9 febbraio 2021, dopo l’incontro con Draghi, incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare un governo in seguito alla caduta del Conte II: "Mi aspettavo il banchiere di Dio invece è un grillino. Mi ha dato ragione su tutto, era d’accordo su tutti i temi, però aspettiamo un attimo a votare su queste cose. Aspettiamo che pubblicamente dica cosa vuol fare, non ha ancora le idee chiare, poi sarete voi a decidere se mandare a fanculo questo o quell’altro".
— Beppe Grillo (@beppe_grillo) July 30, 2026
Fu uno dei passaggi decisivi nell’avvicinamento tra il Movimento nato per contestare il sistema e una delle figure più rappresentative dell’establishment europeo. Una svolta che Conte utilizza oggi per respingere l’accusa di avere tradito l’identità grillina: quando il M5s scelse di sostenere Draghi, il fondatore era ancora pienamente presente e partecipe delle decisioni politiche. Grillo, però, risponde mostrando l’altra metà della storia. Se lui aveva definito Draghi “un grillino”, fu Conte a trasformare quell’apertura in una difesa politica esplicita e muscolare del governo. Il filmato ripescato sui social serve precisamente a questo: ricordare che l’ex premier non subì semplicemente quella scelta, ma la sostenne pubblicamente e invitò il Movimento a rafforzarla.
La contesa, dunque, non riguarda soltanto il presente dei Cinque Stelle. È una battaglia sulla memoria e sulla responsabilità della trasformazione pentastellata. Tra i due, intanto, resta un Movimento sempre più distante dalle origini e costretto ancora una volta a fare i conti con le proprie contraddizioni. Grillo ha creato il M5s, Conte lo ha rifondato. Adesso entrambi sembrano impegnati soprattutto a dimostrare che la metamorfosi sia colpa dell’altro.
