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Parlamento

Speranza audito in commissione Covid, l’intervento esce prima sulle agenzie

Il ministro parla a braccio ma le sue frasi vengono anticipate, lui si imbarazza e accusa il suo addetto stampa poi si corregge: “Dico sempre le stesse cose in tutta Italia...”

Speranza imita Robin Hood: ai ricchi ticket sanitari più alti

Nessuna autocritica, difesa strenua di misure che hanno fallito come la terapia domiciliare, anzi qualche velata accusa a questo esecutivo sul Piano pandemico e alla commissione per aver escluso le Regioni, che durante il Covid non hanno toccato palla, che a suo dire sarebbe stata usata come «macchina del fango che ha alimentato odiatori online con continue e reiterate minacce alla mia vita e dei miei familiari». Roberto Speranza parla a braccio della sua esperienza da ministro della Salute nei governi di Giuseppe Conte e Mario Draghi nella «difficilissima» stagione del Covid, eppure le sue intemerate sono anticipate dalle agenzie, tanto che il presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi) glielo fa notare, mettendolo in imbarazzo. «Lei cita Papa Francesco? O sono preveggenti o qualcuno ha detto loro cosa ci avrebbe detto». La citazione è «Peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla», con lui che replica «dico le stesse cose in giro per l’Italia, forse il mio addetto stampa...». La prima a intervenire è la capogruppo Fdi Alice Buonguerrieri che accusa Speranza di «mancanza di rispetto verso le istituzioni e i cittadini».

Ma cosa ha detto Speranza? Le solite frasi fatte: «Facile parlare col senno di poi ma la pandemia è stata un evento senza precedenti, io ho difeso in coscienza un Paese che ha retto e ha trovato la forza per reagire, per rispondere e uscire dall’emergenza», è l’esordio. Difende medici, sanitari e «tutti quelli che hanno continuato a lavorare garantendo la tenuta del Paese, a coloro che hanno aiutato l’Italia a rispettare le regole contribuendo a salvare vite umane, questa era la posta in gioco», sottolinea Speranza, dimenticando che l’incidenza della mortalità nelle due ondate è stata tra le più alte d’Occidente. L’alibi dell’evento «drammatico, che ha sconvolto la comunità globale e che non ha precedenti per la portata» serve a difendersi dalle accuse mosse dalla commissione ed emerse dalle audizioni, come a rivendicare che «dalle inchieste della magistratura sulla pandemia sono uscito a testa alta, con archiviazioni, con formula piena, riconoscendo nella sostanza la qualità e la correttezza del lavoro fatto».

«La sfida è stata della Repubblica, di un Paese che ho servito con disciplina e onore, non di un governo di parte», osserva. «Chiunque abbia avuto responsabilità in una vicenda così impattante della storia dell’umanità deve sempre e comunque essere pronto a rendere conto», ma lui si nasconde dietro la solita narrazione del virus raccontata dall’Oms che «da Wuhan arriva a Vo’ Euganeo» per attaccare le Regioni che però dovevano essere coinvolte e per rilanciare le scelte Ue sull’acquisto comune dei vaccini contro il «sovranismo sanitario» che porterebbe avanti Palazzo Chigi. «I due assi di indirizzo politico sono stati il diritto alla vita e alla salute, e dare fiducia nella scienza», per questo Speranza ribadisce di aver assunto «decisioni senza precedenti, per primi nel mondo occidentale, come un modello guardato con estrema attenzione da tutti gli altri Paesi, in cui abbiamo curato tutti».

A chi in questi mesi lo ha accusato di non aver difeso la vita degli italiani lui insiste: «Ho difeso la vita, una vita persa non è rimediabile. I danni economici, invece, sono riparabili. Sono stato accusato di essere duro, rigorista. Ma da che parte doveva stare il ministro della Salute? Spero che, se mai dovesse qualsiasi governo dovesse trovarsi dinanzi a scelte come quelle che ho dovuto assumere io, possa assumere il mio stesso indirizzo di fondo», sottolinea. Come la sua «intuizione» del Cts formato «dai nostri migliori medici», provenienti da eccellenze come «l’Istituto Superiore di Sanità il Consiglio Superiore di Sanità, lo Spallanzani e le numerose Società scientifiche che animano questa grande e preziosa comunità». «I vaccini sono stati il vero “game changer” della vicenda pandemica, i vaccinati hanno il 75 per cento di probabilità in meno di decesso per il Covid e il 25 per cento di riduzione complessiva di probabilità di decesso», ribadisce dopo le accuse sugli effetti avversi forse non troppo documentati né esperiti. «Hanno evitato 151.532 decessi e 517.807 ospedalizzazioni», secondo l’Oms «da dicembre 2020 a marzo 2023 furono 1,6 milioni le vite salvate dalla campagna di vaccinazione nella sola regione europea»’’, ha aggiunto l’ex ministro, contrario all’idea «che i vaccini o la fiducia nella scienza vengano percepiti con una caratterizzazione politica». Insomma, la commissione avrebbe titillato le comunità No Vax «pur di prendere qualche like».

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