Nell’estate nera dei bagni mortali in piscina, finalmente arriva la legge sulla sicurezza delle vasche. Finalmente perché, solo pochi giorni fa, dopo l’annegamento della bambina a Sestri Levante, il ministro alla Protezione civile Nello Musumeci aveva denunciato: «Il ddl è fermo da un anno per colpa di interessi lobbistici e di categoria». «Ora puntiamo - ha aggiuto ieri - a neutralizzare ogni rischio».
Ieri in Parlamento il passo decisivo: il via libera all’emendamento al decreto Sport, approvato con un sostegno bipartisan e 244 voti favorevoli. Le nuove regole, attive dal primo agosto, si concentrano soprattutto sui bocchettoni delle piscine. Perché mai più si raccontino casi, come quello della piccola Alice, di bambine rimaste incastrate con i capelli e annegate.
Le griglie di fondo dovranno garantire standard tali da impedire l’effetto ventosa. Altrimenti scatterà la chiusura immediata dell’impianto fino alla messa a norma. Con l’emendamento si istituisce inoltre un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche. Tra le novità anche l’obbligo della cuffia da nuoto per i minori di 16 anni. Il giro di vite arriva proprio nel giorno dell’ennesima tragedia: a Monterotondo, a nord di Roma, un bimbo di 5 anni, Alessandro, ha perso la vita mentre faceva il bagno con gli amichetti del centro estivo e un animatore nella vasca comunale, con l’acqua profonda 1,30 centimetri.
Anche se l’Italia conta un numero di incidenti in piscina inferiore rispetto agli altri paesi europei, Federalberghi denuncia un dato critico: solo il 53,7% degli italiani nuota in sicurezza e il 20% non sa nuotare per niente. Se a questo dato si aggiunge il fatto che i genitori sono spesso distratti o controllano poco i figli, ecco che i casi come quello della piccola Magdalena, annegata a Milano Marittima nella piscina dell’hotel in cui era in vacanza con la famiglia, non sono così rari. «La riduzione del numero degli incidenti afferma il direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara passa per l’affermazione di una vera e propria cultura dell’acqua. Ciò significa promuovere l’apprendimento del nuoto fin dall’infanzia e sensibilizzare cittadini, imprenditori e turisti sui comportamenti corretti da adottare. Per un Paese con una vocazione balneare così marcata, il tema della piena alfabetizzazione acquatica deve essere un obiettivo primario, per la scuola e per la società». Nucara ricorda che le strutture nei comunu con vocazione marittima e lacuale accolgono ogni anno circa 192 milioni di pernottamenti, pari a circa il 42% del totale: «Si tratta di una delle grandi ricchezze dell’Italia, che tutti hanno il dovere di preservare, anche promuovendo e tutelando la sicurezza in acqua di residenti e turisti».
