Attacco informatico alla Camera. Gli hacker hanno preso di mira le caselle di posta elettronica della premier Giorgia Meloni, dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro (FdI) e del leghista Paolo Formentini. Ma, rassicura subito lo staff della premier, non è stata colpito l’indirizzo di posta utilizzato per le comunicazioni di governo.
«Si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza e che si presenta quotidianamente - spiegano da Montecitorio -. Sono state messe in campo tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) con cui è attivo un protocollo specifico. Le misure possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi. Risulta peraltro che da alcuni giorni si siano intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali».
La Procura di Roma è pronta ad aprire un fascicolo di indagine per accesso abusivo al sistema informatico ma i pm di piazzale Clodio aspettano prima un’informativa dalla Polizia Postale per capire quali sono state le modalità di infiltrazione nei pc, gli eventuali danni o dati rubati, le rivendicazioni. A quanto risulta al Giornale sembra che dietro al cyber blitz non ci sia il gruppo filorusso NoName057 che invece da giorni minaccia di colpire le telecamere di sicurezza italiane private e i siti istituzionali e che poche settimane fa ha attaccato il ministero degli Esteri. Ieri le incursioni informatiche del gruppo pro Cremlino sembra siano state direzionate (solo) verso siti «minori», non istituzionali, ma sono durate pochi minuti. E non sembra nemmeno che dietro l’attacco alla Camera ci sia la mano di un hacker delle reti che sobillano le proteste nelle piazze. Molto più probabile, ma è solo un’ipotesi, che dietro alle violazioni delle mail ci siano «varchi» aperti nel sistema. In base a quanto riporta il portale Proton sulla privacy digitale, le mail potrebbero essere state esposte agli attacchi a causa di una «violazione dei servizi comuni» da parte dei funzionari. In tutta Europa infatti, dagli uffici dei parlamenti, partono piuttosto abitualmente iscrizioni a siti di servizi comuni o social.
E tutto questo apre una porta a chi, in rete, cerca contatti di alto profilo. Per un profilo medio tutto questo diventa una minaccia per la privacy, per i funzionari pubblici diventa un rischio ben più grave che espone a chissà chi informazioni sensibili.
