«Patente a punti» per bar e ristoranti

Arriva la patente a punti anche per i gestori di bar e ristoranti della capitale. Non è mai troppo tardi per provare a regolarizzare l’attività e le stesse strutture, soprattutto in centro storico, ormai diventato una maxitrappola per turisti. Obiettivo del Campidoglio arrivare a un servizio cittadino più dignitoso e mettere in pratica così la legge regionale del 2006.
E il primo passo è stato fatto ieri con l’approvazione della delibera con cui si stabiliscono «criteri strutturali e qualitativi per ottenere la licenza di somministrazione in bar e ristoranti». Le caratteristiche che questa tipologia di locali dovrà avere erano state presentate lo scorso 23 ottobre dall’assessore comunale Bordoni e poi sottoposte al parere non vincolante dei municipi (naturalmente contrario quello del I, il centro storico). Per l’assessore Bordoni si tratta di una delibera «rivoluzionaria, in quanto vengono imposti requisiti strutturali e criteri di qualità uguali per tutti».
Ma vediamo gli effetti del nuovo regolamento. Che prova a stoppare (ma sarà dura) l’apertura di nuovi bar e ristoranti a Trastevere, Testaccio, San Lorenzo e Borgo. La città verrà divisa in 3 zone: zona A relativa al centro storico nella quale è necessario ottenere un punteggio non inferiore a 170, la zona B che coincide con la città consolidata per la quale servono 155 punti e la zona C, cioè quella più periferica, nella quale bastano 120 punti. Per il raggiungimento del punteggio bisognerà possedere criteri di qualità tra cui i più qualificanti sono la disponibilità di parcheggio (50 punti), l’insonorizzazione del locale (40 punti), bagni divisi per i due sessi, area giochi per bambini, corso di specializzazione professionale per il titolare, attestato di formazione in materia di sicurezza e prevenzione, climatizzazione del locale e criteri di risparmio energetico. Altri requisiti, che vanno incontro anche ai problemi legati alla movida, sono il servizio di vigilanza esterna dei locali che conferisce 5 punti e l’assenza di videogiochi o apparecchi automatici, criterio che assegna 10 punti. Secondo il regolamento, chi vorrà aprire un nuovo bar o ristorante deve avere alcuni requisiti come la raccolta differenziata dei rifiuti, l’assenza di barriere architettoniche.
«È apprezzabile che l’amministrazione capitolina sia finalmente intervenuta per aggiornare il regolamento dei pubblici esercizi - fa sapere il presidente della Fipe Roma, Nazzareno Sacchi-. È condivisibile che la nuova disciplina privilegi il criterio della qualità dei nuovi esercizi che apriranno nelle zone centrali della città, per tutelarne il decoro e il prestigio».
Critico, invece, il consigliere provinciale Giuseppe Lobefaro (Pd), già presidente del I municipio. «In centro è evidente l’eccesso di locali - afferma - è necessario un sistema, che indipendentemente dai punteggi e nel rispetto della legge regionale, non permetta di aggravare la saturazione. Ma il complesso meccanismo dei punti rischia di creare discrezionalità e valutazioni non oggettive. Mi chiedo, infatti, come faranno uffici già sotto organico, a valutare tutte le richieste che giungeranno e ad effettuare i controlli, basati su criteri apparentemente puntigliosi ma che di fatto si prestano a interpretazioni e dunque a scappatoie».
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