Il Pd tiene Firenze ma si fa strappare Prato

La giovane promessa Renzi supera l’ex calciatore Galli e annuncia: "Ora inizia il difficile". Lo sfidante incassa: "Sono rimasto in partita". Storica vittoria del Pdl nel regno del tessile: conquista il Comune e sfiora l’impresa in Provincia

Il Pd tiene Firenze ma si fa strappare Prato

Firenze - Il «bimbo» Renzi, l’Obama di Rignano sull’Arno, è a Palazzo Vecchio. Ma a dieci chilometri di distanza, nel cuore della Toscana rossa delle piccole imprese tessili, il centrodestra strappa Prato al Pd. Una lunga lotta sul filo, che si conclude a tarda sera con in trionfo di Roberto Cenni, con il 50,88% per cento, due punti in più di Massimo Carlesi. «È una giornata storica», dice il nuovo sindaco. E così dopo sessant’anni la sinistra lascia la guida della seconda città della regione. Arrivo in volata pure per la Provincia, dove Cristina Attucci perde di un soffio la volata con il pd Lamberto Gestri.

Niente scaramanzia. Matteo Renzi comincia a festeggiare alle cinque della sera, navigando sul sito della Fiorentina per sapere se Felipe Melo resterà viola, e alle sei già tratta con gli alleati gli equilibri della giunta. Si sa, il «bimbo» è fatto così, la nuova speranza democrat, 34 anni, è un tipo esuberante e un po’ guascone. Del resto, l’acqua gli va per l’orto fin dall’inizio dello spoglio: 60-40, 61-39, le percentuali sono quelle, non c’è match. Alle 19 spunta in tv: «Sarò il sindaco di tutti, ora comincia il difficile». Giovanni Galli però non si sente sconfitto: «Ho dimostrato di stare in partita. Vengo dallo sport, dobbiamo accettare il risultato. Ho telefonato a Renzi e mi sono congratulato. Faremo un’opposizione sulle cose e non in base al colore politico. Ma sono felice, per la prima volta qui a Firenze il Pdl ha dimostrato di essere un’alternativa possibile».

Jeans, camicia bianca, maniche arrotolate, ciuffo. C’è folla sul Lungarno quando arriva il Kennedy fiorentino. Renzi ringrazia «tutti i cittadini» e annuncia le sue prime mosse da sindaco. «Semplicemente, applicheremo i cento punti del nostro programma. Siamo alla fine di una campagna elettorale lunghissima, che è durata un anno, abbiamo superato un percorso impervio. Ma il difficile comincia adesso. La cosa più dura sarà governare Firenze, restituire alla gente l’orgoglio della partecipazione».

Parole affilate, che rivelano la voglia di discontinuità e qualche vecchia ruggine con il sindaco uscente Leonardo Domenici. «No, via, nessuna polemica, con Leonardo mi sono sentito l’altro giorno e ci vedremo molto presto. Voglio solo dire che da domani bisognerà mettersi pancia a terra e lavorare». Quanto al Pd nazionale e ai sogni di gloria, l’Obama di Rignano sull’Arno giura di non pensarci nemmeno. «Io segretario del futuro? Ma non dite bischerate. Io sono iscritto al Partito democratico e mi impegno sempre per un suo successo, però niente voli pindarici, per carità. E poi, con tutto quello che c’è da fare qui. Amministrare Firenze, oltre ad essere una sfida esaltante, sarà una cosa durissima, conoscendo i fiorentini. Non avrò né tempo né voglia di pensare ad altro».

Suo nonno era amico di Benigno Zaccagnini. Così, il suo primo atto da sindaco sarà un pellegrinaggio sulla tomba di Giorgio La Pira. Il secondo, formare una giunta. Dovrà trattare con Valdo Spini, che al primo turno gli ha sfilato gli otto punti percentuali che lo avrebbero fatto vincere subito. «Ma così è più bello, è come aver segnato un gol al 90°. Abbiamo raggiunto un risultato molto significativo e ora dobbiamo restituire la passione che abbiamo ricevuto». Il terzo atto sarà rispettare gli impegni. «La linea non cambia. La mia sarà una giunta giovane e snella. Dieci assessori, cinque uomini e cinque donne, e tutti di valore». Ci sarà da decidere sulla contestata tranvia. I binari arriveranno fino al Duomo? «Vedremo, troveremo una soluzione». E la Fiorentina, che vuole segnali dal comune? «Della Valle vuole la cittadella viola e ha ragione. Ma ora che è finita la campagna elettorale, che cominci la campagna acquisti».
Se il Pd respira, anche il Pdl può cantare vittoria.

«Abbiamo strappato alla sinistra Prato, la seconda città della Toscana - commenta il senatore Achille Totaro - dove un anno fa eravamo venti punti sotto. Questo ci fa sperare per le regionali del 2010». Aggiunge il deputato Gabriele Toccafondi: «Auguri a Renzi che pur essendo presidente uscente della Provincia ha saputo accreditarsi come il nuovo. Faremo un’opposizione dura ma corretta. E il successo di Cenni a Prato è il segno che qualcosa sta cambiando».

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