Pensioni, braccio di ferro Draghi-governo

Il governatore insiste: "Elevare l'età". Sacconi: "Riforme già fatte, l'ultima con il decreto anti-crisi". La Cgil: "Discutiamone a un tavolo". Sì del ministro alla revisione degli ammortizzatori sociali conclusa l'emergenza

È ancora necessario intervenire sulle pensioni, allungando la vita lavorativa degli italiani? Sì, sostiene Mario Draghi. Replica il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: le riforme già fatte bastano. A loro volta, la Confindustria approva la proposta del governatore, mentre i sindacati mostrano qualche cauta apertura: «Parliamone a un tavolo», dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani.
Nel corso di una lezione tenuta a Moncalieri e intitolata I motivi dell’assicurazione sociale, il governatore di Bankitalia dice che «per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati, è indispensabile un aumento significativo dell’età media effettiva di pensionamento». Draghi sollecita inoltre una riforma degli ammortizzatori sociali, adeguata a un mercato del lavoro divenuto più flessibile, e da farsi «una volta superata la fase di emergenza».
Non sembra, quello del governatore, un intervento puntato esclusivamente sulla sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale italiano, quanto un invito a trovare formule per assicurare in futuro pensioni adeguate. Infatti, Draghi suggerisce anche di valutare, su base volontaria, lo spostamento verso la previdenza complementare di parte dei contributi destinati alla previdenza pubblica obbligatoria (con tutte le prudenze del caso, visti gli effetti della crisi finanziaria sui fondi pensione). Orari e salari più flessibili per i lavoratori più anziani potrebbero elevare il tasso di attività e sostenere l’economia. Più in generale, Draghi chiede di «rafforzare gli automatismi che, nel sistema contributivo, hanno il ruolo di mantenere la coerenza fra le prestazioni erogate e gli sviluppi demografici e macroeconomici».
Quanto agli ammortizzatori sociali, una riforma è necessaria una volta superata l’emergenza crisi, dice ancora Draghi nel suo intervento. Bankitalia stima in un milione e 200 mila (più 450 mila parasubordinati) i lavoratori che, in caso di perdita del posto, non sarebbero coperti da alcuna indennità. Il governatore tuttavia riconosce che le misure messe in campo dal ministro Sacconi durante la crisi sono «ampie e assolutamente adeguate»
«Le riforma pensionistiche già fatte sono più che sufficienti per la tenuta del sistema», ribadisce tuttavia Sacconi. Il ministro ricorda che l’ultima manovra anticrisi ha introdotto un automatismo legato alle aspettative di vita dei lavoratori, a partire dal 2015: da allora in poi, ogni 5 anni, ci sarà un adeguamento, «e credo - aggiunge - che questo sia più che sufficiente, aggiunto alle riforme Dini e Prodi». Sacconi apre invece sulla riforma degli ammortizzatori sociali, che il governo presenterà presto, a crisi conclusa. «Una riforma consistente nello Statuto dei lavoratori - spiega il ministro del Welfare - che mira a una razionalizzazione degli ammortizzatori».
Emma Marcegaglia conferma la posizione della Confindustria su previdenza e ammortizzatori: «Crediamo che sulla pensioni si possa fare di più», magari anticipando la riforma introdotta nell’ultimo decreto anticrisi. Sugli ammortizzatori, probabilmente alcune cose vanno riviste «ma - aggiunge il presidente degli industriali - siamo contrari a un radicale cambiamento di un meccanismo che ha dimostrato di tenere: sì ai ritocchi, no agli stravolgimenti del sistema».
Una apertura, per quanto molto cauta, sull’allungamento dell’età lavorativa arriva dalla Cgil. «L’età è solo parte del problema. Se vogliamo discutere di previdenza, di flessibilità dell’età per la pensione, bisogna farlo intorno a un tavolo - commenta il segretario Guglielmo Epifani - ma tenendo presente che la priorità sono i giovani, che avranno pensioni troppo basse». Epifani riconosce inoltre che, in un momento di crisi, chi va in pensione «ci perde due volte», dunque si può discutere di sistema previdenziale per renderlo più equo. «No» molto netto, invece, dalle frange estremiste della Fiom. La Cisl, da sempre favorevole all’allungamento dell’età lavorativa, approva la proposta Draghi, chiedendo però di tutelare il potere d’acquisto delle pensioni.
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