Bello Figo torna a far parlare di sé, ma in questa circostanza non per i controversi testi delle sue canzoni: il rapper ghanese, infatti, finisce a processo e dovrà difendersi in tribunale dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazza che, all’epoca dei fatti, aveva appena 15 anni.
Paul Yeboah, rapper e youtuber di origini ghanesi nato ad Accra nel 1992 ma trapiantato a Parma fin dall’età di 12 anni, è balzato agli “onori” delle cronache per il contenuto provocatorio dei pezzi caricati in rete: barre volutamente irritanti grazie alle quali, facendo leva sul “rage baiting” è diventato famoso su Youtube, prima con lo pseudonimo di Gucci Boy e poi di Bello Figo, quello più noto sul web.
Stavolta, tuttavia, non sono frasi come “non pago l’affitto”, “sono Bello come profugo” o “trombo a facoltà” a farlo finire sulle pagine dei giornali o sui social media, bensì l’episodio di cui, secondo l’accusa, si sarebbe reso protagonista nella notte tra il 6 e il 7 gennaio del 2023 subito dopo un concerto da lui tenuto al Vibe di Treviolo, in provincia di Bergamo. La presunta vittima, che oggi ha raggiunto la maggiore età ma che all’epoca dei fatti era 15enne, ha dichiarato agli inquirenti di averlo conosciuto proprio al termine di una serata in cui il cantante di origini ghanesi si era esibito.
Stando alle ricostruzioni della ragazza, in quella circostanza lei avrebbe respinto per due volte le avances del trapper, la prima rifiutando l’invito a “fare after” in sua compagnia, la seconda, mentre era accanto a lui vicino alla consolle, non replicando alla proposta di seguirlo in camerino. A questo punto, ha spiegato la giovane al pubblico ministero Chiara Monzio Compagnoni nel corso dell’udienza odierna presso il tribunale di Bergamo, uno dei bodyguard di Bello Figo l’avrebbe prelevata, mentre si trovava in compagnia del suo gruppo di amici per condurla nel camerino del trapper insieme a un’altra ragazza.
"Quando ho detto la mia età il bodyguard ha risposto: ‘carne fresca’”, ha spiegato la presunta vittima al giudice Donatella Nava, come riferito da Il Corriere, scegliendo di parlare da dietro un paravento per non mostrarsi durante la deposizione in aula. Una volta nella stanza, Bello Figo si sarebbe fatto scattare qualche foto in mezzo alle due ragazze, provvedendo poi a caricare le immagini sui suoi profili social nei giorni successivi.
Gli abusi ai danni della 15enne sarebbero avvenuti pochi istanti dopo, quando il trapper, una volta avvicinatosi a lei, l’avrebbe palpeggiata, toccandole il fondoschiena. La giovane ha raccontato di aver tentato di divincolarsi e di raggiungere la porta del camerino per uscire, ma di esser stata bloccata dalla guardia del corpo, che le avrebbe consentito di andar via solo dopo aver salutato il trapper dandogli un bacio sulla guancia. A rendere più dura la situazione, l’ondata di commenti pesanti piovuti sui social dopo la pubblicazione delle foto scattate nel camerino.
Bello Figo, i cui interessi sono stati tutelati in aula dagli avvocati Carmine Migale, Giovanni Tarquini ed Enrico Fontana, ha respinto le accuse al mittente, ritenendo che alla base della denuncia a suo carico ci sia il “malessere della persona offesa conseguente alla pubblicazione sui social di alcune foto che la ritraevano, seppur di spalle, all’interno del camerino”.
Il trapper, che ha assistito alla seduta odierna, è atteso in aula per fornire la sua versione dei fatti l’8 ottobre 2026: attraverso i suoi legali ha formulato la proposta di un risarcimento di 2.500 euro da riconoscere alla ragazza limitatamente al danno morale derivante dai commenti alla foto incriminata.