“Io da Teresa Battaglia ho imparato a dire no, a essere più assertiva, a non avere paura dei conflitti, mentre in passato ho sempre cercato di evitarli”. Elena Sofia Ricci non ha proprio più freni inibitori e dall’alto della sua lunga esperienza professionale e di vita, si toglie qualche sassolino dalla scarpe presentando all’Italian Global Series in corso a Rimini, la terza stagione de “I casi di Teresa Battaglia”, intitolata “Figlia della cenere”, che andrà in onda su Raiuno a ottobre.
Nella serie crime, presa dai libri di Ilaria Tuti, in cui interpreta un profiler (un commissario che traccia il profilo psicologico dei criminali), è rude, aspra, con un conflitto interiore e un passato che l’ha resa così dura. “Grazie a lei, a impersonami in questo ruolo - continua l’attrice - sono diventata più schietta, meno gentile, a rischio di offendere, poi magari mi scuso. Prima se venivo ferita pensavo di essere io in colpa, quasi mi scusavo con chi mi faceva del male, ora ho imparato a dire no, adesso mi incavolo”.
Sarà per questo che quando le si chiede se ha visto la nuova serie dei “Cesaroni” a cui lei non ha preso pare ma di cui è stata una grande protagonista nelle prime stagioni, si inalbera: “Dobbiamo smetterla - dice riferendosi in generale a tutte le reti generaliste - di mandare in onda le fiction così tardi, vengono maltrattate, dietro c’è il lavoro di tante persone e la gente è stanca di aspettare fino a tarda sera”. Il riferimento è alla lunghezza dei quiz serali di Raiuno e Canale 5 che, dati gli altissimi ascolti, fanno a gara ad allungarsi e quindi fanno slittare la partenza di film, fiction e show. (sia Stefano De Martino sia Gerry Scotti, sia i rispettivi vertici aziendali, hanno più volte detto di volersi accorciare).
Sulla serie di Teresa Battaglia, l’attrice aggiunge: “Quando me l’hanno proposta, ho detto no, basta con i commissari, poi però quando ho letto la sceneggiatura me ne sono innamorata. Teresa è scontrosa, ma fa simpatia. E poi è affascinante perché studia i profili dei mostri e nel contempo deve combattere con i mostri che ci sono dentro di lei e con i tratti di aggressività”. Il regista Kiko Rosati aggiunge: “In questa stagione esploriamo meglio i motivi di questa ruvidezza, le violenze subite e la perdita del figlio. Si vede che cosa le è successo, anche situazioni piuttosto violente. E devo dire che la Rai ci ha lasciato fare”.
La Ricci ha voglia di continuare con i no. “Quello che stiamo vivendo in questi anni è terribile. Dovremmo tutti avere la capacità di prendere posizioni con più forza e gridare tutto il nostro disappunto e la nostra indignazione”. E ha pure voglia di fregarsene di quello che pensano di lei. “Io ho sempre fatto quello che mi piaceva, non ero una persona incasellabile e per questo non mi chiamavano tanto al cinema anche se i miei film prendevano dei premi. Non mi sono mai vergognata di fare le fiction quando venivano snobbate dai registi e dai critici. Ora il muro è venuto giù e tutti vogliono fare le serie, però per molto tempo sono stata considerata un’attrice di serie B perché facevo televisione, ma a me non è mai importato.
Poi facevo teatro e tanti ragazzi mi venivano a vedere attratti dal mio nome, perché mi avevo visto nei “Cesaroni" o in “Che dio ci aiuti”, e poi magari conoscevano Pirandello. Per me è importante il pubblico, raccontare storie, di tutto il resto non mi importa più niente, alla mia età posso dire quello che voglio".