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Influencer K-Pop si suicida in diretta social davanti a 5mila persone: la regola violata e l’odio dei fan di un gruppo

L’assurda vicenda ha fatto il giro del web per le regole non scritte del mondo K-Pop. I genitori di Mina-Chan: “Uccisa dalle parole della gente”

Mina Chan

Una vicenda che ha dell’incredibile e lascia senza parole per le motivazioni che avrebbero spinto al suicidio una giovane influencer di origini giapponesi che da qualche tempo si era trasferita in Corea del Sud per via del suo amore per il K-Pop: una passione, quella per il genere musicale coreano, di cui aveva fatto un lavoro, tanto da essere seguita da oltre 80mila persone su TikTok e su Instagram e da circa 12mila su X.

La violazione delle severe regole non scritte che stanno dietro questo mondo così complesso avrebbero portato lo scorso 5 agosto Mina-Chan, stando a quanto riferito dalla stampa locale e confermato dalla polizia di Yongsan, a togliersi la vita a causa di un incontrollabile ondata di odio social.

LA 26enne, durante una diretta su TikTok a cui hanno preso parte circa 5mila persone, avrebbe iniziato a compiere dei gesti autolesionistici fin dai primi minuti del collegamento, arrivando poi al tragico epilogo. Purtroppo si sono rivelati inutili i tentativi dei suoi follower, una volta compreso che cosa stava davvero accadendo davanti ai loro occhi, di salvarle la vita contattando i soccorsi e lanciando l’allarme alle forze dell’ordine. Quando gli agenti sono giunti a casa dell’influencer, intorno alle ore 5.30 del mattino, per la ragazza non c’era ormai più nulla da fare. Sono stati i genitori, tramite il suo profilo Instagram, a diffondere la triste notizia e a lasciare un messaggio di denuncia per quanto accaduto alla figlia.

Ma quale sarebbe il motivo alla base di tanto astio nei suoi confronti? A fine luglio Mina-Chan aveva deciso di seguire il gruppo ENHYPEN in occasione di una loro trasferta negli Stati Uniti, presentandosi al consueto momento del firmacopie: la ragazza avrebbe tuttavia avuto l’“ardire” di concentrare le proprie attenzioni solo su due dei sette membri della band, ovvero Kim Sun-Woo e Nishimura Riki, in arte Sunoo e Ni-Ki che formano anche il duo “Sunki”. L’influencer ha consegnato dei girasoli a Sunoo, chiedendogli di consegnare delle rose al collega Ni-Ki, ottenendo una foto coi due: tanto sarebbe bastato per scatenare l’odio su di lei da parte della fanbase della band.

A lamentarsi dell’atteggiamento della 26enne, per quanto non apertamente, sarebbe stato proprio uno dei destinatari dei fiori: durante una diretta, “Ni-Ki” aveva manifestato il fastidio provato in alcuni eventi pubblici per via delle attenzioni che certe ammiratrici palesavano nei confronti dei singoli membri e non dell’intero gruppo. Pur non avendo fatto il nome di Mina-Chan, vista la sua visibilità e il “rumore” prodotto dal suo gesto contro le norme alla base del K-Pop, ai fan degli ENHYPEN l’associazione è sembrata evidente.

Da quel momento per l’influencer giapponese è iniziato l’inferno. Tra le regole di questo mondo, che limitano l’interazione degli ammiratori, ce n’è una particolarmente severa, vale a dire la dottrina dello “One True”: pur avendo, come ovvio, delle preferenze, un fan ha il dovere di mostrare pari considerazione per tutti i membri della band. Esiste infatti il termine “Akgae” per indicare un ammiratore ossessionato che ignora gli altri colleghi. Non solo: è vietato utilizzare uno di essi per poter arrivare indirettamente a un altro così come avanzare richieste personali come fare uno scatto con due soli membri estromettendo di conseguenza gli altri. Tutto questo, unito alle lamentele di “Ni-Ki” ha scatenato la shitstorm sulla 26enne.

Insultata e minacciata, Mina-Chan si è vista costretta a chiedere pubblicamente scusa con un post su X, nella speranza che fosse sufficiente a spegnere le polemiche: “Partecipando a diversi fansign degli ENHYPEN, mi ero illusa di essere più vicina ai membri di quanto non fossi in realtà. Mi pento profondamente del comportamento scortese che ho avuto in America. Ho rovinato l’atmosfera del luogo dando priorità al mio desiderio di incontrare Niki piuttosto che al tempo prezioso che Niki, che ama così tanto l’America, meritava”. Tutto inutile, così come chiudere il proprio profilo social.

La gogna mediatica è proseguita, fino al tragico epilogo del 5 agosto, denunciato su Instagram dai genitori della giovane. “Nostra figlia ha perso la vita a causa delle parole dolorose che ha ricevuto sui social media, che le hanno fatto sentire come se le venisse negata una vita felice. Riuscite a immaginare i vostri cari che improvvisamente scompaiono dalla vostra vita? Spero che più persone siano in grado di pensare a come le parole, le foto e i video che pubblicano possano essere trasmesse ad altri”. Ovviamente il caso ha scatenato la bufera sul mondo del K-Pop e delle sue assurde regole.

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