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Guccini, un patrimonio costruito con canzoni, libri e cinema: l’eredità che andrà alla moglie e alla figlia

Il celebre cantautore emiliano ha sempre rifuggito le forme di investimento complesse e rischiose, prediligendo quelle più tradizionali

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Con la morte di Francesco Guccini, deceduto a 86 anni nella sua casa di Pavana, scompare uno dei cantautori più iconici della storia della musica italiana, e come sempre accade in casi del genere si apre inevitabilmente anche il capitolo legato alla sua importante eredità materiale.

A differenza di quanto fatto da numerosi altri colleghi, il patrimonio del compianto cantante emiliano non si compone di complesse holding estere né consta di investimenti azzardati: la sua è stata una gestione delle risorse più tradizionale e sicura, finalizzata a proteggere il capitale. Dal ritiro del 2012 a oggi, con alle spalle una carriera quasi cinquantennale, gli introiti sono rimasti costanti, portando il valore dei suoi asset a una cifra ad oggi stimata tra i 6 e i 10 milioni di euro. Questa fortuna economica è il risultato diretto di quattro canali ben distinti, ovvero i diritti editoriali dei suoi storici brani musicali, le vendite della fortunata produzione letteraria, la sicurezza degli investimenti immobiliari e i ricavi generati dalle esperienze nel cinema: saranno ora le sue legittime eredi, la moglie Raffaella Zuccari e la figlia Teresa, a beneficiare di questo patrimonio.

La colonna portante della sua ricchezza non è legata al mercato immobiliare, bensì alla produzione musicale. Grazie a mezzo secolo di canzoni registrate alla SIAE, Guccini si colloca stabilmente nella fascia più alta dei guadagni tra i compositori del nostro Paese: si parla in questo caso di una stima di centinaia di migliaia di euro ogni anno. Queste entrate hanno beneficiato di nuovo ossigeno in tempi recenti attraverso le riproduzioni sulle piattaforme digitali come Spotify, Amazon Music e Apple Music, a cui si aggiungono le ristampe dei vinili per collezionisti e l’utilizzo dei brani in film e serie TV.

Si tratta di un patrimonio protetto dalla legge sul diritto d’autore, che tutela i proventi economici per ben 70 anni dopo la scomparsa dell’artista. Di conseguenza, capolavori come “Auschwitz” o “La locomotiva” assicureranno rendite stabili alla sua famiglia fin oltre il 2090.

Oltre ai successi musicali, l’editoria ha rappresentato per Guccini un pilastro finanziario altrettanto cruciale, tanto da poter dire che la scrittura è diventata un vero e proprio secondo lavoro particolarmente proficuo. La sua vasta produzione, pubblicata da colossi come Mondadori, Giunti e Bompiani, include saggi linguistici sui dialetti, autobiografie e i celebri romanzi gialli firmati insieme a Loriano Macchiavelli.

In oltre 30 anni di attività i suoi libri hanno venduto centinaia di migliaia di copie, fornendogli una seconda fonte di reddito remunerativa nonché più costante rispetto alle fluttuazioni a cui è spesso soggetto il mercato discografico.

Un’analisi finanziaria completa del patrimonio di Guccini deve includere anche i proventi del grande schermo, un asset secondario rispetto ai primi due ma di certo assai remunerativo. Questa attività, nata con piccoli ruoli low-budget nei decenni passati, si è trasformata in un canale di monetizzazione rilevante a partire dalla fine degli anni Novanta, per la precisione con l’uscita di Radiofreccia di Ligabue.

Il picco dei ricavi è coinciso tuttavia con la trilogia di commedie campioni d’incassi firmate da Leonardo Pieraccioni tra 2005 e 2009, ovvero “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, “Una moglie bellissima” e “Io & Marilyn”. Per queste produzioni di prima fascia, il cantautore ha negoziato cachet significativi come interprete di supporto, ma oltre alla liquidità immediata incassata per le riprese, questo investimento professionale genera tuttora rendite passive: i passaggi TV e la presenza dei film sui cataloghi digitali attivano infatti i diritti connessi per gli interpreti, alimentando flussi di cassa costanti nel tempo.

Ultimi, ma non certo per importanza e consistenza, sono i beni immobiliari del celebre cantautore. Le sue proprietà si distribuiscono lungo il confine tra la Toscana e l’Emilia-Romagna, avendo come fulcro la celebre tenuta di Pavana, situata sulla Montagna Pistoiese, per quanto non si possa parlare in questo caso di investimento ma di tutela delle proprie origini. Questa tenuta include l’antico mulino di famiglia, restaurato da cima a fondo, insieme a edifici secondari e a svariati ettari di boschi e terreni, a cui si aggiungono le storiche abitazioni di Bologna.

Tutti gli immobili godono del grande vantaggio di essere privi di mutui o ipoteche, configurandosi come una cassaforte economica sicura e una barriera efficace contro la svalutazione monetaria.

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