Vincenzo Schettini, il professore di fisica più social d’Italia, è noto per i video di La fisica che ci piace, canale YouTube che ha aperto nel 2015 e che nel frattempo è diventato anche un bestseller (Mondadori Electa), un successo che dimostra come la divulgazione scientifica possa non solo convivere con i nuovi media ma anzi sfruttarli per arrivare ai ragazzi e trasformarsi in spettacolo. Schettini è passato anche per Facebook, Instagram, TikTok, un programma sulla Rai (La fisica dell’amore), tour teatrali, le polemiche su un rapporto fra i «like» espressi dagli studenti ai suoi video e i loro voti in pagella, il palco del Festival di Sanremo nel febbraio scorso. Ora torna su un altro palco, quello del Linus Festival del fumetto di Elisabetta Sgarbi ad Ascoli Piceno, per un incontro con gli studenti della scuola secondaria sabato 26 settembre.
Vincenzo Schettini, che cosa farà tra i fumetti?
«Parlerò della fisica dei fumetti e dei cartoni animati. Il Festival testimonia il continuo scambio di ispirazione tra i fumetti e le altre forme di conoscenza, io mostrerò invece come nel fumetto ci sia della fisica, con l’intenzione, come sempre, di attirare l’attenzione degli studenti e dei ragazzi. Del resto io vedo la fisica dappertutto, e perciò come spiego la fisica del sugo, delle patate o dell’automobile, perché non quella dei fumetti?».
Ci sono dei precedenti: La fisica dei supereroi, Giulio Giorello...
«Io sono molto appassionato di fumetti. Nei miei spettacoli non faccio solo vedere un’immagine, per esempio di Dragon Ball, ma interrogo direttamente il pubblico; come stamattina ho cominciato la mia lezione a scuola chiedendo ai ragazzi: Se dico temperatura e calore, che cosa vi viene in mente?, perché sono due concetti completamente diversi, anche se spesso vengono confusi. Penso che il modo migliore per imparare sia intuire».
Di quali fumetti si occuperà?
«Di Dragon Ball, una mia passione personale; di Superman e della trasformazione dell’energia: come fa con un salto ad arrivare sulla cima di un palazzo?; di Alice nel Paese delle meraviglie, quello Disney, e dei concetti di meccanica quantistica; di Batman, di Holly & Benji».
Come fa un pallone a impiegare una puntata per entrare in porta?
«Eh, la dilatazione del tempo della relatività di Einstein... Mi faccio portare un pallone e invito i ragazzi a lanciarlo, una cosa che funziona sempre, perché se in Italia ci fosse la stessa passione per il nucleare e le rinnovabili, chissà dove saremmo; e poi ragiono sul tiro a effetto, quello che curva per entrare in porta, e da lì passo anche al volo degli aerei. È un viaggio nei concetti della fisica attraverso la scusa dei fumetti. Oggi è una materia strategica, che detta le regole del futuro: è la fisica che ti spiega l’Ia, la transizione energetica, i data center, l’energia».
Come fa la fisica a diventare spettacolo?
«Sono musicista di formazione, ho studiato violino al Conservatorio e perciò l’altra metà del mio bagaglio è artistica: cerco di non separare mai le due parti, quella artistica e quella scientifica. Il mio programma tv La fisica dell’amore era nato da una mia partecipazione a Ciao maschio, in cui mi fu chiesto di portare un esperimento sull’amore e mi presentai con un diapason e una cassa di risonanza: il diapason vibra emettendo il la, ma senza cassa non si sente, è soltanto un pezzo di metallo; se lo monti sulla cassa e la percuoti, allora si sente. Ecco, questo è l’amore: qualcosa che si sente, che passa attraverso di noi. In ogni puntata affrontavo un argomento di fisica, traducendolo nei suoi risvolti di vita, attraverso degli esperimenti: la tv non è scuola, ma c’è bisogno anche di questo».
