Con la scomparsa di Tinto Brass il cinema italiano perde una delle sue figure più libere e anticonvenzionali. Negli ultimi mesi della sua vita, messe da parte le pellicole, il “maestro dello scandalo” si era reso protagonista di un’ultima, appassionata battaglia. Una battaglia per Isola Farnese, borgo romano dove risiedeva da tantissimo tempo.
Deciso a portare all’attenzione delle istituzioni sullo stato in cui si trovava e si trova la zona, Brass aveva scritto una lettera a Sergio Mattarella, nella speranza che il Presidente della Repubblica potesse intervenire. Non tanto per lui, quanto piuttosto per i bambini e i tanti altri anziani bisognosi di aiuto. Un gesto prezioso, un testamento morale che resterà nella memoria.
“Ill.mo e Chiar.mo Sig. Presidente, sono Tinto Brass”, aveva esordito nella lettera, pubblicata da Il Corriere. “Le scrivo dal borgo di Isola Farnese, in cui risiedo da oltre mezzo secolo”, aveva aggiunto, confidando la propria speranza di ricevere aiuto dal Capo dello Stato. “Nel gennaio scorso, due eventi franosi hanno dissestato il costone su cui sorge il Castello Farnese, precludendo per quattro mesi ogni via d’accesso al borgo, tanto carrabile quanto pedonale. Ne è derivata una crisi profonda — sociale, economica, sanitaria — che ha sottratto persino ai bambini la scuola. In quel tempo, ogni necessità del vivere quotidiano doveva piegarsi a un’unica, angusta via: una scalinata di 141 gradini, percorribile soltanto attraverso la proprietà privata del Castello. Un percorso impervio, precluso agli anziani, alle persone con disabilità, alle donne in attesa e a chiunque versi in condizioni di fragilità — quelle nelle quali, ahimè, mi trovo anch’io”, aveva aggiunto, passando poi a denunciare una situazione irrisolta.
Nella sua missiva, Brass aveva descritto una condizione inaccettabile. “È sufficiente un temporale di passaggio perché l’intero borgo ritorni così ad essere isolato”, aveva tuonato, attaccando la “profonda e dilagante inerzia” di “privati e amministrazioni pubbliche si rimpallano le responsabilità, aspettando che venga messo in sicurezza, ma non si sa da chi, il costone del Castello Farnese”.
Il regista aveva espresso forti preoccupazioni per le proprie condizioni di salute, dal momento che “la chiusura e la messa in isolamento del borgo hanno interrotto bruscamente la possibilità di proseguire tale regime assistenziale e terapeutico, venendo così a mancare la sorveglianza clinica necessaria a prevenire le complicanze delle gravi patologie cui sono esposto”. Non solo. Aveva espresso timori anche per gli altri anziani, per i soggetti fragili e per i bambini.
“Giunto alla soglia dei novantatré anni, ho da tempo fatto i conti con la morte, e la guardo come un fatto naturale, senza timore alcuno”, aveva infatti dichiarato. “Se mi rivolgo a Lei, dunque, non è per la mia sorte, che accetto serenamente. Alla libertà ho dedicato ogni mia opera e ogni mio giorno, e non saprei restarle fedele se tacessi ora, vedendola negata alla mia gente. È a loro che penso: agli anziani, che non concepiscono altra dimora che questa; ai bambini, ai quali è stata tolta la scuola; alle famiglie, che ogni giorno lottano per una vita normale; alla popolazione che neppure può recarsi in Chiesa”, aveva aggiunto.
Una lettera scritta per gli altri, dunque. Una lettera per difendere il diritto a curarsi, a potersi muovere liberamente, a studiare. Diritti tutelati dalla Costituzione.
