Il Pgt fermo ai box, la Moratti tratta coi ribelli e con la sinistra

«Più il Piano di governo del territorio diventa condiviso, meglio è». Tradotto: senza un accordo - prima interno alla maggioranza e poi con l’opposizione - non si va da nessuna parte. Letizia Moratti se ne è resa conto di persona, tornando a votare ieri in aula dopo più di un anno (l’ultima volta per il bilancio, alla vigilia di Natale del 2008). Tre ore per discutere quattro emendamenti: ne restano ancora 1.387. E la seduta annunciata come una maratona fino a mezzanotte si è sciolta alle 18 su richiesta proprio della maggioranza, che aveva problemi a mantenere il numero legale. Non sono bastati dunque i richiami del premier Silvio Berlusconi ad accelerare i tempi e la presenza del sindaco in aula. La riunione pre-consiglio tra l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli e i consiglieri di maggioranza è servita almeno a creare un mini-comitato che avrà il compito di aprire una mediazione politica, prima interna a Pdl e Lega e poi col Pd, per sfoltire gli emendamenti. I nodi: parco Sud, il verde sull’ex scalo Farini, i costi delle bonifiche e il tunnel Linate-Expo.
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