La più bella Pennetta di sempre Doma la Zvonareva e va ai quarti

Flavia Pennetta è arrivata ai quarti di finale negli US Open. È un risultato fantastico che ricalca l'impresa messa a segno dall'azzurra lo scorso anno a Flushing Meadows ma che ha un significato ben più importante. La nostra bella tennista, contro la russa Vera Zvonareva (testa di serie n.7) in 2 ore e 27 minuti ha portato a casa un match durissimo e spettacolare concluso per 3-6, 7-6, 6-0.
Nel tennis non sempre i numeri rispecchiano la realtà, quindi leggendoli a posteriori non lasciano molto spazio ai brividi. Tutto cambia se si seguono le emozioni di una partita, disputata a New York nel cuore di una notte italiana, da una azzurra contro una delle giocatrici più tenaci del circuito. Un vago sentore dell'impresa può averlo chi conosce il temperamento della Zvonareva, un’avversaria davvero irriducibile, che dopo aver conquistato con grande semplicità il primo set si è trovata, per ben sei volte, ad un punto dalla vittoria. Quindi ad un piccolo passo da un grande sogno. Per sei volte la russa, ormai sicura di vincere, ha assaporato la gioia dell'applauso conclusivo e il sollievo di una pratica archiviata. Se è vero che sul match point valanghe di idee passano nella mente di un tennista, figuratevi cosa accade quando le opportunità si moltiplicano. Dal canto suo per ben sei volte, Flavia ha visto la morte in faccia mentre, in preda ai fantasmi, io chiudevo gli occhi incapace di guardare il teleschermo.
Assieme a Flavia in bilico su un baratro mi è sembrato di rivivere le terrificanti emozioni di un memorabile incontro di tanti anni fa, quando facevo il tifo per Adriano Panatta che sul Centrale del Foro Italico fu capace di annullare 11 match point contro Warwhick. Domenica notte, con il coraggio di una tigre, anche la Pennetta si è aggrappata a una partita ormai persa. Ha recuperato lo svantaggio grazie a impeccabili diritti, a incursioni a rete, a scambi giocati ad altissimo ritmo.
Flavia non ha mai tremato: «In quei momenti sono stata più aggressiva - ha raccontato ai giornalisti durante la conferenza stampa, dopo la vittoria - ho dato ancora più rotazione al diritto perché sapevo che quelle palle alte le avrebbero dato fastidio». Poi sorridendo ha affermato: «Non mi era mai capitato di annullare 6 match points. È stata una gran bella avventura ed una grande emozione quella che ho vissuto sull'Arthur Ashe Stadium, così pieno e ricco del calore del pubblico».
La giovane campionessa ha pronunciato il nome di Ashe per spiegare le emozioni vissute sul grande stadio che l'America gli ha intitolato. Io che Arthur Ashe (indimenticabile campione morto di Aids per colpa di una trasfusione di sangue fatta in seguito ad un intervento al cuore) l'ho conosciuto bene so che sarebbe stato il primo a congratularsi con me per la prestazione della mia giovane e bella amica! Di Ashe conservo ancora una biografia con una dedica che mi fa sorridere: «A Lea, l'unica al mondo alla quale ho invidiato il lob!».
Stasera (o al massimo stanotte) nei quarti Flavia Pennetta affronterà Serena Williams. Non è una impresa facile, ma lei è ottimista: «Con Serena non ho niente da perdere e me la posso giocare! A Miami quest'anno ero avanti 7-6, 3-0, quando ci fermò la pioggia. Questa volta entrerò in campo pensando di poter vincere». Buona fortuna Flavia: a te il coraggio non manca e noi saremo tutti a bordo campo a fare il tifo!