Scontro in Ucraina, conflitto in Medioriente, prezzi dell’energia alle stelle e guerra dei dazi sono solo alcuni degli ingredienti che stanno spingendo l’inflazione a picchi che non vedevamo da anni. Ad agosto nell’Eurozona i prezzi sono aumentati del 3,3% e la Banca centrale europea è chiamata a rispondere.
Oggi, la Bce si prepara allora a rialzare i tassi di interesse di 25 punti base. Il mercato dà ormai per acquisita la stretta, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,50%, ma la vera partita si giocherà sulle nuove proiezioni macroeconomiche e sui segnali che accompagneranno la decisione. Nel frattempo, gli swap prezzano circa 90 punti base di stretta monetaria complessiva entro dicembre 2027, ovvero quattro rialzi in poco più di un anno, che porterebbero il tasso sui depositi al 3,25% dal 2,25% attuale.
Chiaramente, a pesare sulle prospettive dei prezzi è soprattutto il mercato energetico, con il Brent tornato sopra 100 dollari al barile e il gas agli 80 euro al terawattora. L’aggravarsi dello scontro tra Stati Uniti e Iran e i nuovi timori per le forniture dal Medioriente, soprattutto attraverso lo Stretto di Hormuz, alimentano il rischio di ulteriori rincari. Ma, a preoccupare, è soprattutto la durata di questa guerra: da un conflitto che doveva durare poche ore, ora il mercato si trova di fronte a una guerra di quasi sette mesi e senza soluzioni immediate all’orizzonte.
Eppure, nonostante le preoccupazioni sui prezzi energetici, la crescita continua ad avanzare superando le attese. L’economia europea continua a essere spinta dai consumi e dagli investimenti, grazie anche all’aumento della spesa per la difesa e per le infrastrutture. Il dato di partenza è infatti il +0,6% del secondo trimestre rivisto al rialzo pochi giorni fa da Eurostat.
Nel frattempo si alza ulteriormente la tensione sui dazi: tra Stati Uniti e Canada è una lotta, ormai quasi quotidiana, a suon di attacchi e risposte. Tutto è iniziato un mese fa, quando Washington ha deciso di imporre tariffe al 50% su merci canadesi, per un valore di circa 20 miliardi di dollari. Ottawa ha subito risposto con simile slancio e ieri il governo statunitense ha deciso di imporre un divieto all’importazione di un’ampia gamma di bevande alcoliche, motociclette e prodotti lattiero-caseari canadesi. Sul sito della Casa Bianca è stato pubblicato un annuncio al riguardo, sottolineando che lo stop dovrebbe entrare in vigore il 29 settembre. Insomma, la guerra dei dazi sembra ancora aperta al 100% e così, mentre guerre e tariffe continuano ad alimentare l’incertezza, la Bce - ma in generali tutte le banchi centrali - si ritrova davanti a una sfida complessa: contenere l’inflazione senza spegnere la crescita.
