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Politica economica

“Cuba svolta e strizza l’occhio ai grandi capitali”

Preatoni: “Sull’Isola sta cambiando tutto, con noi intesa da 500 milioni nell’immobiliare”. L’idea di fare una banca

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Le lancette della storia potrebbero presto tornare a girare per Cuba. L’isola della rivoluzione comunista di Fidel Castro e della crisi dei missili che tenne il mondo in apprensione nel 1962 è vicina a una nuova svolta. Proprio mentre la crisi economica per la mancanza di carburanti e la fuga di lavoratori sta mordendo più forte, il governo cubano sta varando una serie di riforme che strizzano l’occhio al capitalismo per attirare investitori da tutto il mondo e così rilanciare il Paese. Tra i pionieri di questa rinascita c’è Ernesto Preatoni (in foto), l’imprenditore che ha trasformato una costa sconosciuta dell’Egitto nel fenomeno Sharm El Sheikh. Ora sente di poter replicare quel miracolo imprenditoriale: «A Cuba sta cambiando tutto», spiega Preatoni a il Giornale, «il governo ha appena varato una nuova legge formidabile, noi abbiamo siglato un contratto con loro già l’11 aprile per un investimento da mezzo miliardo di dollari al fine di realizzare un progetto di sviluppo immobiliare, subordinando l’efficacia al varo di questa normativa. Sto dedicando tutto me stesso a questo investimento, al quale credo profondamente». Ma di che si tratta? Il decreto 153 del 2026 stabilisce - tra le varie misure - l’estensione del diritto di superficie per gli immobili a 99 anni, con usufrutto concedibile per periodi superiori a 50 anni. Non solo: possibilità di trasferire all’estero il 100% di utili e dividendi senza imposte aggiuntive, garanzia di rimpatrio anche in caso di vendita o di liquidazione dell’investimento, 0% di imposta sui profitti per i primi 8 anni, poi aliquota al 15% che si azzera in caso di reinvestimento degli utili.

Insomma, condizioni molto allettanti per chi vuole investire. Preatoni sta pianificando il progetto a titolo personale e non con il veicolo di Domina Group, azienda quotata in Borsa a Parigi. Per mezzo di una nuova società, Eprea Caribe, l’imprenditore ristrutturerà lo storico Yacht Club dell’Avana costruendo fino a 700 appartamenti fronte mare con il gruppo Gaviota oltre a un albergo di lusso con 71 suite, il centro benessere e vari ristoranti. «Il nostro obiettivo è rivendere gli appartamenti, con un piano dell’orizzonte di cinque anni», prosegue Preatoni, «le nostre aspettative di rendimento sono del 250%. Ma non vogliamo fermarci qui, a Cuba c’è tutto da ricostruire. Per questo vogliamo chiamare a raccolta altri investitori». Un altro aspetto rivoluzionario riguardante la nuova legge riguarda i cubani espatriati, una volta considerati dei traditori: ebbene, i cubani della diaspora ottengono gli stessi diritti degli investitori stranieri.

Preatoni, intanto, progetta di lanciare una nuova banca a Cuba come aveva già fatto in Estonia, con la prospettiva di coinvolgere altri investitori. «Si può fare veramente di tutto, investimenti immobiliari di ogni genere, un aeroporto, una banca, alberghi. Pensate a quanta liquidità c’è nel mondo, ci sono 350mila miliardi di debiti, da qualche parte dovrà pure essere investita».

L’operazione Cuba prevede investimenti graduali, subordinati anche a una potenziale schiarita a livello geopolitico. Sono in tanti, infatti, ad aspettarsi entro novembre - data delle elezioni di medio termine negli Usa - un annuncio di Donald Trump riguardo un accordo rivoluzionario con Cuba che potrebbe anche porre fine all’embargo del Paese. «È proprio mentre tutti scappano che arrivano gli imprenditori a cogliere le opportunità. Dopo, quando è tutto fatto e c’è già la concorrenza, arrivano i manager. Che cosa temo? Solo di morire prima di aver partecipato al rilancio di Cuba».

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