Oggi l’acqua disponibile è sempre meno e va centellinata. In una sola giornata d’agosto il Lago di Como perde più di un centimetro per evaporazione. Il deficit idrico in Lombardia è inferiore del 50 per cento sulla media. Una situazione complessa, ma non ai livelli del 2022, quando il deficit era del 60. «Vista anche l’esperienza passata, quest’anno siamo stati previdenti e in accordo con il mondo dell’agricoltura, abbiamo deciso di posticipare l’inizio della stagione irrigua. Così facendo, siamo riusciti a mantenere un livello di irrigazione accettabile, salvando il primo raccolto» spiega l’assessore in Regione a Enti locali e Montagna, Massimo Sertori che coordina il Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica con operatori e stakeholders.
Per garantire nuovi volumi d’acqua all’agricoltura, sono stati siglati diversi accordi con gli operatori idroelettrici che hanno coinvolto Trentino e Piemonte: «Grazie a questo coordinamento - aggiunge Sertori -, nonostante una situazione quasi simile, siamo riusciti a erogare il 30 per cento d’acqua in più rispetto al 2022. Un risultato che ci è stato riconosciuto da tutti». La Lombardia, oltre a essere la regione più grande d’Italia, è anche la prima per il valore della produzione agricola. Una stagione irrigua, in media, comporta l’utilizzo di 9 miliardi di metri cubi d’acqua. Per fare un parallelo, il consumo d’acqua per uso domestico in tutta Italia supera gli 8 miliardi di metri cubi all’anno (1,5 miliardi di metri cubi solo in Lombardia). «Che ci sia poca acqua è ormai un dato di fatto. Noi cerchiamo di utilizzare al meglio ogni goccia - prosegue Sertori - sapendo che non è una risorsa infinita». Quest’anno è mancato l’apporto della neve. «I ghiacciai si stanno ritirando e si passa da momenti di caldo estremo a improvvise bombe d’acqua. Ma noi abbiamo anche la fortuna di essere la regione dei grandi laghi che sono bcini importanti».
Il contesto non è uniforme. Quello che soffre di più è il Lago Maggiore che, di riflesso, condiziona la coltivazione del riso in Lomellina, dove le prime stime quantificano un impatto che potrebbe mettere a rischio tra il 10 e il 30 per cento del raccolto. Il Po è in sofferenza e a Cremona il suo livello non è mai stato così basso come in questi giorni. Il fiume è in secca e il cuneo salino risale inesorabilmente. A causa della siccità e delle grandinate, la vendemmia è stata anticipata in Franciacorta e in Oltrepò Pavese. Il caldo estremo accelera la maturazione dell’uva, con la conseguente necessità di iniziare prima la raccolta. In Valtellina i viticoltori cominciano a chiedersi se sia il caso di introdurre dei sistemi irrigui che i terrazzamenti non hanno mai avuto. La crisi idrica non riguarda soltanto le coltivazioni. In diversi comuni lombardi, l’acqua potabile è stata integrata in via preventiva con le autobotti. «Grazie al tavolo regionale - evidenzia Sertori - siamo riusciti a mantenere buoni livelli di erogazione d’acqua. Ma non possiamo gestire così le cose ogni anno. Servono degli interventi strutturali. Per esempio, per risolvere la questione del cuneo salino, anche se siamo prevalentemente in Emilia-Romagna, noi siamo disponibili a portare avanti degli investimenti per interventi ingegneristici che salvaguarderebbero anche l’agricoltura lombarda: non possiamo pensare di respingere l’acqua salata che entra dal mare, buttando giù acqua dolce». Il sistema irriguo della Pianura Padana ha centinaia di anni e funziona, «ma questo non vuol dire che non possa essere migliorato con impianti mix tra laghi e canali e con l’aiuto delle nuove tecnologie».
E poi «anche il mondo agricolo - conclude Sertori - prima o poi dovrà fare delle riflessioni sulle semine. Il riso bagnato, per esempio, richiede più acqua nello stesso periodo del mais. Oggi nessuno può guardare più soltanto al suo orto: anche ricalibrare i tipi di coltura sarà fondamentale».
