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Politica economica

Ex-Ilva, entrerà lo Stato licenziamenti congelati

Si va verso una partecipazione pubblica della newco accanto ai privati. Nasce un tavolo permanente per gestire lo sviluppo di Taranto

La crisi dell'acciaio L'impianto dell'ex Ilva a Taranto

Lo Stato nella newco con i privati, il congelamento dei licenziamenti e un tavolo permanente per gestire progetti di sviluppo a Taranto. Il vertice a Palazzo Chigi con enti locali e sindacati sull’ex Ilva non ha fornito novità sul fronte della vendita, ma ha messo tre punti fermi sul dossier.

D’altra parte, l’ex Ilva resta appesa alle decisioni del tribunale sulla chiusura imposta all’area a caldo e contro la quale l’azienda ha fatto ricorso. Così, il governo - in occasione dell’incontro a Palazzo Chigi - ha lanciato un invito a sospendere le procedure di licenziamento annunciate nei giorni scorsi dalle aziende dell’indotto, almeno fino alla decisione della Corte d’Appello di Milano: l’udienza è calendarizzata per oggi, ma secondo le ultime indiscrezioni, l’esito potrebbe non essere immediato e richiedere diversi giorni. Una cosa è certa, il tribunale non potrà andare oltre la scadenza del 16 settembre quando inizieranno le procedure di raffreddamento degli altoforni propedeutiche allo spegnimento.

L’appello del governo ha incontrato la disponibilità delle associazioni maggiormente rappresentative delle aziende coinvolte: Aigi e confederazione Aepi, «per senso di responsabilità» hanno deciso di accogliere l’appello, sospendendo le procedure di licenziamento.

Una piccola boccata d’aria nel bel mezzo di «una tempesta destinata a generare ripercussioni occupazionali e sociali», come ha evidenziato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano ricordando che, fin dal suo insediamento il governo «si è assunto le proprie responsabilità prendendo in carico la difficile situazione dell’ex Ilva, affrontando da subito numerosi passaggi impegnativi, dall’esclusione di Arcelor Mittal, alle continue interlocuzioni con l’Unione europea per reperire le risorse necessarie».

L’ultimo atto di questo percorso è stata l’istituzione, ieri, di un tavolo permanente che voglia guardare da una parte all’esito della gara e dall’altra alla proposta di progetti che possano significare sviluppo economico e sociale. Quanto alla partecipazione dello Stato, come anticipato da il Giornale il primo agosto, è un’ipotesi più che concreta, «purché sia presentato un piano industriale solido e credibile», ha detto Mantovano spiegando che per la valutazione delle offerte occorreranno un paio di mesi, periodo durate il quale resterà in piedi l’amministrazione straordinaria. La posizione del Governo, ha affermato Mantovano, è che per l’acciaio in Italia è necessario un futuro green, quindi forni elettrici alimentati a Dri. Sul fronte del lavoro sono allo studio misure, anche per l’indotto, volte a riassorbire gli esuberi. Ma è alta tensione con i sindacati tanto che dopo due ore l’incontro è stato sospeso: «Si rischiano 10mila licenziamenti», denunciano allarmati.

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