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Politica economica

Federacciai prepara una newco per l’ex-Ilva

I sindacati e le imprese chiedono di incontrare Mattarella e Meloni. Cisl: “Ci dicano i piani”

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L'Ilva di Taranto

L’architrave della proposta di Federacciai per rilevare l’area a freddo dell’ex-Ilva è la «creazione di un veicolo societario di nuova costituzione». Una newco, nel linguaggio della finanza. Questa sarà poi «partecipata direttamente o indirettamente» dalle società interessate (le famose 14 in cui figurano tutti i big dell’acciaio da Arvedi a Marcegaglia fino a Feralpi). Questi sono alcuni estratti della lettera inviata ieri dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. per presentare ai commissari una manifestazione di interesse «esclusivamente preliminare e non vincolante». Da parte dei gruppi c’è molta cautela, si parla di «disponibilità ad approfondire», di «volontà di verificare la concreta percorribilità», come per «la sussistenza delle condizioni indispensabili». Si chiede una due diligence anche per valutare, strutturando via via un progetto che appare ancora tutto da costruire, come «assicurare una corretta e sostenibile allocazione dei relativi rischi e responsabilità».

Si vedrà, ora, cosa deciderà di fare il governo che dovrà lanciare un nuovo bando di gara, per il quale sarebbe propenso a mettere sul mercato solo l’area a freddo per circa un miliardo, in modo da disinnescare la possibilità di offerte a un euro. Sul tavolo anche la possibilità che lo stato entri con una quota di minoranza. La grande spada di damocle è l’area degli altoforni, quella a caldo, che i giudici della Corte d’Appello hanno ordinato di chiudere entro il prossimo 26 ottobre. Per rimetterla in pista servono investimenti importanti, la realizzazione di forni elettrici che richiede anni di lavoro senza avere il conforto economico della produzione degli altoforni. Gli indiani di Jindal continuano a insistere per avere anche l’area a caldo. Le offerte, se si concretizzeranno, verranno infine valutate a settembre.

Nel frattempo, ieri è stata la giornata delle reazioni sindacali dopo l’annuncio di Federacciai. Le sigle Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno scritto una lettera per chiedere di essere ricevuti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al fine che possa intervenire e sensibilizzare le parti in causa. Anche le imprese dell’indotto hanno chiesto un incontro a Mattarella e alla premier, Giorgia Meloni. La Fiom continua a insistere per un intervento pubblico, ma al momento sembra da escludere una nazionalizzazione. «Può essere assolutamente positivo che si parli di acciaio, competenze e marchi italiani», ma a noi «interessano i piani», ha detto Valerio D’Alo, segretario nazionale Fim Cisl sulla manifestazione d’interesse della cordata.

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